Il Tirreno

In negozio, in prima linea «Senza vaccino c’è paura»

Alessandra Poggi
In negozio, in prima linea «Senza vaccino c’è paura»

A Saloon Service lo staff diviso fra video-chiamate e mascherina per otto ore «Sappiamo che ci sono categorie che hanno più bisogno, ma non dimenticateci»

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Alessandra Poggi

CARRARA. Nell’esercito dei lavoratori in prima linea da un anno ci sono anche le commesse e i commessi. Una categoria più a rischio di altre. Loro sono sempre a contatto con grandi quantità di pubblico. Un pubblico che talvolta a distanza di un anno continua a non rispettare le distanze di sicurezza o ad entrare in negozio senza mascherina. Mentre loro al contrario la mascherina la tengono ben otto ore al giorno. Per questo si vorrebbero vaccinare quanto prima.

Stavolta abbiamo incontrato lo staff del Saloon Service, il centro di Leandro Tamagna specializzato nella vendita al dettaglio e all’ingrosso di prodotti per estetiste e parrucchiere di viale XX Settembre ad Avenza. Un gruppo giovane e allegro, che nonostante le difficoltà ha saputo stare al passo dando supporto online alle clienti. Come ci racconta Marco Fatale:«cerTo ci sono tantissime persone più urgenti nella lista dei vaccini – dice – ma fatte quelle dovrebbero passare a quelli come non hanno mai smesso di stare a contatto con il pubblico. Il lavoro è un po’ cambiato perché è aumentato il lavoro degli ordini online e quindi passiamo molto tempo al telefono, per assistere il cliente come si faceva quando il lavoro era in presenza. Non è semplice servire a distanza, è una responsabilità e proprio per questo siamo molto meticolosi. Lo scorso anno avevamo messo una ragazza a rispondere al telefono per consigliare le clienti su come fare il colore, e sono cose che vanno per le lunghe perché giustamente dei spiegare. Anche adesso chiedono molti consigli al telefono e devi essere bravo perché consigliare sui capelli senza vedere la cliente non è facile Per adesso la cosa più dura è stata ed è lavorare otto ore con la mascherina». E così Sara Zanelli i suoi consigli li dà tramite videochiamata: «con la videochiamata è più facile dare consigli su misura – dice o spiegare le proprietà di un prodotto. Per me dopo le categorie più a rischio dovrebbero vaccinare chi sta a pubblico perché dopo tanto tempo ci sono persone che non hanno ancora capito come comportarsi, alcune non solo non rispettano le distanze ma chi toccano. La cosa peggiore della pandemia è che si è perso il contatto con le persone, non nel senso di toccarsi, ma nel senso che siamo tutti più isolati. All’inizio avevo un po’ paura, adesso la prendo con filosofia». E di clienti che ancora non hanno capito le regole ci racconta anche Stefania Grassi: «alcuni hanno paura – spiega – forse anche troppa, ma ci sono anche quelli che a distanza di un anno entrano senza mascherina. In tanti non si disinfettano le mani e non mantengono la distanza. Dobbiamo ancora ripetere le stesse cose su cose che ormai dovrebbero essere la normalità. È chiaro che abbiamo paura, siamo sempre a contatto con numerose persone e siamo maggiormente esposti rispetto ad altre categorie. Per me la cosa più pesante è tenere la mascherina per otto ore». Più che per lei Elena Del Freo il vaccino lo vorrebbe fare per le persone che le stanno vicino: «come hanno detto i miei collegi – racconta – vedendo tante persone siamo più a rischio di altre categorie. Più che per me ho paura di un contagio per i miei figli o i miei genitori. Anch’io trovo faticoso lavorare tutte queste ore con la mascherina. Speriamo finisca presto. Curiosità? Ci chiedono di tutto, anche se sappiano se andremo in zona rossa o se chiuderanno tutto». —

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