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Il fratello Giuliano e le sue battaglie: «Non mi ha fermato neppure il Covid»
L’esponente socialista: «Non ero al presidio per malattia ma non mi arrendo e ringrazio i compagni per il sostegno»
massa. Non c’era ieri Giuliano Minuto al presidio per la stele che ricorda suo fratello. Del resto Giuliano, socialista, un uomo che ha fatto la storia della politica apuana, non si vede in città da tempo: non è apparso sotto il Comune, con il primo sole di primavera già quasi in tenuta estiva, come era solito fare. Si è ammalato di Covid e dal 15 febbraio scorso è rimasto ricoverato nel reparto non intensivo del Noa di Massa.
Il 19 marzo, per la festa del papà, è uscito dall’ospedale e quella malattia gli ha insegnato molto: «Non credevo che alla mia età – racconta – avrei mai potuto ricevere un’altra lezione di vita. Invece è stato così. In tanti si vergognano di dire in giro che hanno preso il Covid. Io vorrei raccontare la mia esperienza affinché tutti possano trarne qualcosa di buono. È una malattia insidiosa, molto più di quello che pensiamo, che ci hanno detto i telegiornali, o che ci raccontano gli amici che l’hanno avuta. Quando ti tocca ti cambia la vita. È stata dura – continua – Lo chiamerò il mio purgatorio, a metà tra chi sta bene e la rianimazione. Ho avuto paura, sì. Ti manca il respiro e ti passa la vita davanti. Hai troppo tempo per pensare e fare bilanci quando sei ricoverato. Mi sono accorto che qualcosa non andava perché dopo la mia solita passeggiata mattutina verso il Cinquale non avevo più fiato, ero stanchissimo. E non mi era mai successo. Da lì è stato tutto un susseguirsi di analisi e sintomi vari, fino al ricovero. In quella stanza di ospedale mi sono passati accanto tanti compagni; uno mi è morto accanto e sbirciando nel corridoio dal mio letto ne ho viste passare tante di barelle con sopra il lenzuolo bianco. E allora pensi a quello che hai fatto, a chi ami, ti chiedi se è arrivato il momento di dire addio e pensi a come farlo e se avrai tempo. Ogni dettaglio in quei giorni era fonte di interesse per me che ero allettato e allora ricordo con precisione i gesti degli infermieri, sempre gli stessi, sempre tutti uguali: prima di entrare nella mia stanza li vedevo mettersi due paia di guanti, due mascherine, una tuta sopra il camice; quando uscivano si toglievano tutto quello che avevano messo addosso ed erano pronti da indossare due nuove paia di guanti, mascherine e camici per la stanza successiva. E quando mi portarono a fare la tac, una infermiera, mentre mi spingeva con la sedia a rotelle, sanificava il pavimento al nostro passaggio. Ho imparato ad avere un rapporto migliore con il cellulare, unico vettore e contatto con la mia famiglia. Ho trovato persone splendide, come la dottoressa Conti e tutto il personale infermieristico, ma sei davvero solo ad affrontare il Covid e la tua mente lo sa».
Dopo più di un mese a letto, Minuto torna a casa, dimagrito, senza più tono nelle braccia e nelle gambe: «Ho sofferto di atrofia muscolare, provavo a fare un po’ di pesi con le bottiglie dell’acqua per muovere un po’ le braccia, le gambe invece erano come bloccate. Arrivato a casa ho voluto fare da solo i 19 scalini verso la mia camera da letto; mi sono fermato a metà strada, poi ho ripreso. Ogni giorno va sempre meglio. Vorrei dire a tutti di vaccinarsi e di non sottovalutare il virus».
Ieri era la giornata in cui l’Anpi manifestava sotto il Comune per conoscere le sorti della stele dedicata al partigiano Giuseppe Minuto, fratello di Giuliano, che il nuovo progetto di piazza Stazione potrebbe spostare chissà dove: «Non ho potuto esserci – conclude – ma col cuore e con la mente ci sono stato e ringrazio i compagni per il loro contributo. Non mi sono mai arreso davanti alle ingiustizie, non mi ha fermato il Covid e continuerò le mie battaglie». —
ManuelA D’Angelo
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