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La citazione (fake) di Gandhi scolpita su una piazza di Massa
Lo ha scoperto lo scrittore Marco Rovelli: «Ricalca un altro falso attribuito a Neruda, roba da baci Perugina». Scelta dai cittadini con un sondaggio online proposto dall'amministrazione
MASSA.Nel corso di una vita si pronunciano molte parole. Tantissime, la gran parte, vanno perdute: il linguaggio lo utilizziamo più per scopi pratici, che per pronunciare detti memorabili. Quelli sono appannaggio dei grandi. Quale fu Mohāndās Karamchand Gāndhī, guida dell’anti-coloniasmo indiano e uno dei padri della disobbedienza civile. Tra i leader più citati nella storia, nonostante praticasse con regolarità il silenzio – si dice una volta a settimana – come disposizione alla verità e all’ascolto.
Succede che l’amministrazione di Massa, nel dicembre 2020, con l’intento di consacrare la futura piazza Palma a luogo simbolo della lotta alla violenza di genere, lanci un sondaggio tra i cittadini per scegliere un motto da scolpire nel cemento. Una frase trionfò: "Puoi uccidere un fiore ma non puoi contenere la primavera”, la cui paternità viene attribuita, dal Comune, a Gandhi. Lo scrittore e musicista Marco Rovelli ha scoperto che però, il Mahatma, quella frase non la pronunciò mai.
Rovelli, davvero quelle parole che “firmano” la nuova piazza Palma sono figlie di un errore?
«La frase non mi risuonava nello stile di Gandhi, anche se non sono un grande conoscitore. Non mi sembrava quello consueto della sua retorica. Così mi sono messo a cercare su internet e l’ho trovata soltanto riportata su siti di aforismi. Quelli, per capirci, un po’ da baci Perugina. E in effetti così suona, uno stile un po’ banale».
L’attribuivano a Gandhi però.
«Sì. Però mi chiesi: se fosse così famosa, in qualche modo su un sito gandhiano l’avrei trovata. Magari corredata da fonti».
E invece?
«Ho provato a rovesciarla in inglese. Nulla. Esiste solo in italiano. In inglese i riscontri sono con una frase molto simile attribuita al poeta cileno Pablo Neruda. E così la si trova citata universalmente: non solo in inglese, anche in articoli scientifici. Se la si volge in spagnolo è citata ovunque e attribuita a Neruda».
Insomma in piazza abbiamo un Neruda per un Gandhi?
«No, c’è di più. Questa cosa la chiamerei il “virus del fake”: il contagio che si propaga. In Italia qualcuno la attribuisce a Gandhi, ma solo qui. E mi dicoo: cerchiamo la fonte per Neruda. Non trovo nemmeno quella. Scrivo alla fondazione Neruda e mi rispondono che non sanno. Nel frattempo seguo anche la pista Gandhi, e scrivo a Giuliano Pontara, massimo esperto italiano del leader indiano. Anche lui mi conferma che non ne sa niente. Mi suggerisce di consultare i 98 volumi delle opere complete di Gandhi. Li ho scaricati e scandaglati uno per uno con la funzione ricerca. Niente. Neppure dalla fondazione Gandhi da Londra ».
Siamo su una pista morta. Si sarà tenuto Neruda, no? Meglio di niente.
«Non mi sono arreso. Ho chiesto a un altro grande esperto mondiale: Gunther Castanedo Pfeifer. Altri lo avevano contattato per chiedergli della frase, ma lui non ne sa nulla. Così ne ho la certezza: è un grande fake attribuito a Neruda. Mi sono rivolto anche a un’ispanista dell’università di Bergamo, Marina Bianchi. La quale ha un’intuizione. Il concetto di quella frase le ricorda alcuni temi contenuti in un’opera giovanile di Neruda: Canto general».
Ce li dice?
«No preguntéis quien fue, nadie arrebata el crecimiento de la primavera, nadie mató la rosa del hermano. Una sorta di volgarizzazione della frase attribuita a Neruda».
Come si spiega uno strafalcione simile?
«Mi sembra ci sia un’assoluta superficialità, uno scollamento dei significanti dal loro significato. Parole utilizzate in totale libertà, come arma usa e getta di una politica spettacolare che non si cura del loro significato. Faccio un esempio: Salvini che usa i versi delle parole di De André, dicendo che è il suo cantante preferito. Quando tutti sanno che era il cantore degli emarginati, dei drogati. Egli stesso stava al margine, era anarchico. Eppure Salvini, noncurante di questo, ne fa un vessillo».
Le si potrebbe ribattere che, Gandhi, Neruda o baci Perugina che siano, quella frase vuole veicolare un messaggio positivo contro la violenza di genere.
«Non direi. Parliamo della frase scelta: niente ha a che fare con la violenza sulle donne, se non appunto il riferimento dei fiori. La donna è il fiore, non si tocca con un fiore. Siamo dentro a un immaginario patriarcale. Se vuoi fare un lavoro vero sulla violenza di genere, scegli una frase che abbia a che fare con la radice di quella violenza. Cioè il patriarcato. Dirò di più: i versi originali di Neruda hanno a che fare con la violenza politica. E, ahiloro, Neruda era comunista, parlava dei suoi compagni uccisi nel continente sudamericano». —
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