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Sospesi perché chiedono i loro diritti: lavoratori della vetroresina in piazza

Libero Red Dolce
Sospesi perché chiedono i loro diritti: lavoratori della vetroresina in piazza

L’azienda a Massa, dopo un colloquio, dice di averli messi in cassa integrazione. La Cgil: «Non risulta la richiesta, sono sfruttati»

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MASSA. Questa storia, secondo la voce di chi la racconta, nasce tra la polvere in bocca e nel naso, nel buio di un cantiere, gli straordinari non pagati e le tredicesime ricevute a metà. Le assunzioni sono arrivate con il passaparola, tutto interno a una comunità di stranieri, pakistani, residenti tra Viareggio e La Spezia. Forse con l’idea che non avrebbero alzato la voce. E invece si sono fatti coraggio, sono andati dal sindacato e hanno denunciato le condizioni di lavoro.

Sospesi. In dieci (stuccatori e resinatori) si sono rivolti alla Cgil, ed è arrivato un provvedimento di sospensione. Il perché lo spiega Umberto Faita, della Fiom-Cgil. «Abbiamo fatto un’assemblea al cantiere perché i dieci lavoratori, rispetto a questa posizione, avevano ricevuto una comunicazione dall’azienda che li collocava in cassa integrazione. In realtà, abbiamo scoperto che domande di cassa integrazione non ne erano state formulate e l’azienda, per tutta risposta, ha provato a sanzionare i lavoratori. Loro attualmente sono sospesi, stamattina (ieri per chi legge, ndr) è arrivato il provvedimento».

L’azienda è la Smsc, che ha preso un subappalto locale per Azimut Benetti, ma ha sede a Roma. «Non ci hanno dato delucidazioni in merito, a parte il fatto che domande di cassa integrazione, da loro, non ne erano state fatte», specifica Faita.

A stupore si è aggiunta indignazione, tra i sindacalisti, dopo la visita la cantiere. Faita racconta di «condizioni di lavoro incredibili. Mancano le cappe di aspirazioni, i lavoratori sono addetti al carteggio o alla stuccatura della resina, eppure le mascherine vengono fornite una volta ogni due settimane. Sono sprovvisti dei dispositivi di protezioni e l’aria dentro, posso assicurare, è irrespirabile. Carica di polveri sottili».

Il sindacato ha chiesto un intervento dell’Asl, la scorsa settimana, che ha fatto visita al cantiere. E ieri è stato chiesto un incontro al prefetto Claudio Ventrice. «Ha accolto la nostra istanza e attendiamo delle risposte», dice il segretario provinciale Paolo Gozzani.

«Questa è l’altra faccia della nautica. Oggi (ieri per chi legge,ndr), le istituzioni, anche giustamente, stanno portando attenzione all’espansione dei cantieri di Italian Sea Group che costruiscono i panfili. Dietro alla cantieristica però ci sono anche le condizioni di queste persone, che per il mondo della nautica lavorano e sono i diseredati di oggi. Vorremmo che la stessa attenzione si ponesse anche a queste situazioni. Vorremmo proporre un protocollo d’intesa nel settore della nautica da diporto. Cioè l’accesso al mare per le tante aziende locali che vengono a produrre. Impiantistica, falegnamerie, arredamenti: tutte attività che si possono fare bene, creando un polo locale di valore». —


 

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