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Muraglione lungo il Frigido, per Pucci non c’è alternativa
L’ex sindaco: ricordo le alluvioni dal 2011 al 2013, abbiamo provato terrore Dina Dell’Ertole: i muri sono sempre un pericolo, cerchiamo un’altra strada
Manuela D’Angelo
MASSA. L’opera sul Frigido, il muro di cinque metri che dovrà proteggere gli argini, e quindi l’area circostante, da alluvioni, continua a far molto discutere. Soprattutto adesso che la Regione ha dichiarato il progetto “non sostituibile” e pronto a partire. La paternità del muro sul Frigido è del Partito Democratico di Massa. Lo conferma anche l’ex sindaco Roberto Pucci che sull’opera vuole fare un po’ storia: «Durante una delle alluvioni che colpirono Massa negli anni 2011-2013, alluvioni che portarono lutti terribili e molti danni sul nostro territorio, risultò evidente la criticità del sistema di contenimento del Fiume Frigido. Ricordo di falle sulla sponda sinistra del fiume con difficoltà a contenerne la fuoriuscita dell’acqua ed ho presente il terrore che tutti noi provammo, in attesa di vedere i segnalatori del livello del fiume scendere. Da lì la convinzione dell’urgenza degli interventi sulle sponde del fiume e le segnalazioni alla Regione del forte pericolo che rappresentava la situazione della parte finale del fiume. Sono passati ben nove anni e la situazione delle sponde è rimasta la stessa. Quello che è cambiato è che ora almeno c'è un progetto che prevede un intervento per il superamento del pericolo. Qualcuno pensa che sia possibile fare qualcosa di diverso dal punto di vista progettuale – conclude Pucci – Questo non è il mio pensiero. Non possiamo sperare che le famose bombe di acqua che ogni anno colpiscono il Nord della Toscana e la Liguria continuino a non colpirci».
Tra coloro che pensano che potrebbe essere messa in campo un’altra soluzione meno impattante c’è il partito Italia Viva: «Sarà una delle opere più impattanti che la città di Massa abbia mai avuto – commenta la consigliera Dina Dell’Ertole – un graffio indelebile, l’esempio di ciò che i paesi europei non fanno più da anni: alzare muri, a dividere. Ero contraria cinque anni fa, e sono contraria adesso, perché continuo a credere che ci possano essere delle alternative a questa violenza. Lo ammetto: non mi capacito. Abbiamo inventato macchine che si guidano da sole, abbiamo fatto crescere foreste sui grattacieli, penso a costruzioni come il “Bosco verticale” di Milano; le metropoli stanno diventando sempre più verdi, senza contare che nel 2050 andremo su Marte e che il web è pieno di studi sulle città creative lungo i margini d’acqua. Ebbene, siamo proprio così sicuri che un muro di cemento di cinque metri sulle sponde del Frigido sia l’unica soluzione per risolvere il pericolo di inondazioni? Mi chiedo, non solo come politica, ma soprattutto come cittadina se abbiamo fatto tutto il possibile per trovare strade diverse. È un problema di soldi? Abbiamo scelto la strada più facile? Abbiamo studiato, abbiamo creato le condizioni per una alternativa, abbiamo protestato abbastanza? Ho fiducia nelle istituzioni. È nella mia natura – conclude Dina Dell’Ertole – Sono convinta che la Regione abbia agito, nella scelta di questo progetto, per il bene della cittadinanza. Non voglio e non posso negare che il rischio è elevato, che c’è da far presto. Sarebbe sciocco dubitare della buona fede anche dei sindaci, sia di sinistra che di destra, che alla Regione hanno subito detto “sì”. Registro però che nessuna amministrazione in questi anni ha ritenuto suo dovere organizzare un solo momento di condivisione con la popolazione; non c’è stato dibattito, non c’è stata contestazione. La sicurezza è un valore primario, ma si può ottenere anche con metodi più naturali e sicuri. Lo abbiamo provato a dire alla Regione supportati magari da progetti innovativi che, sono sicura, i nostri professionisti hanno avuto in mente? Oggi torno a dire no a muri come dighe, che creano una minaccia gravissima in termini di sicurezza, quasi al pari di non averli». — © RIPRODUZIONE RISERVATA
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