Meteo
Protesta contro le “piazze persiane” «Troppo grigio e poco verde»
Flashmob in viale Chiesa contro il taglio degli alberi Contestati i lavori dell’amministrazione: «Solo cemento»
Ivan Zambelli
massa. Un flashmob di protesta contro l’abbattimento di alberi in città e contro le piazze “persiane”. Ieri pomeriggio, nel viale Eugenio Chiesa, si è ritrovato un nutrito gruppo di persone: militanti di associazioni, ambientalisti, cittadini, professionisti del settore, ma anche madri con figli; tutti accomunati dalla volontà di contestare le opere pubbliche che l’amministrazione Persiani sta portando avanti, e per le quali sono state sollevate diverse critiche.
Le ragioni del contendere sono molte, e variegate: c’è chi ritiene sbagliato l’abbattimento di alberi o la rimozione di spazi verdi per far spazio al grigiume del cemento; chi ritiene che questa visione non sia innovazione, ma un semplice impulso a fare cose; chi lamenta l’assenza di trasparenza e di coinvolgimento della società civile; o, più semplicemente, chi critica l’aspetto estetico delle nuove piazze. E così è scattata la protesta, davanti alle Poste di viale Chiesa, a pochi passi dal recente cantiere per la tanto attesa, e ora contestata, rotatoria delle poste. Con cartelli e striscioni, i manifestanti hanno sfilato a più riprese sulle strisce pedonali, bloccando il traffico e facendo leggere agli automobilisti di passaggio gli eloquenti slogan: «Una città che distrugge i suoi alberi distrugge se stessa», «se tagli un albero commetti un albericidio», «preferisco un tappeto di aghi di pino alla più lussuosa delle piazze “persiane” ».
«Abbiamo recepito l’invito della società civile – spiega Monica Del Padrone, di Rifondazione comunista, una delle associazioni promotrici del flashmob – che a più riprese si è indignata per la gestione e la progettazione degli spazi pubblici. E abbiamo scelto questo cantiere, perché sarà l’ennesimo scempio, dopo piazza Palma e San Carlo».
Per Nicola Cavazzuti le modifiche all’aspetto urbano evidenziano una «mancanza di visione e logica degli interventi. Basta vedere piazza Palma: una piastronata, senza un minimo d’ombra. Il cambio della città deve coinvolgere la città stessa, non solo un cerchio magico». Come già detto, al flashmob c’era anche un gruppo di professioniste del settore, come Laura Penaglia, architetta, urbanista e paesaggista. La sua adesione non nasce perché contesta l’idea; anzi, su questa si dice favorevole, perché finalmente si mette mano a certe criticità.
Piuttosto, «contesto il metodo. Non si intraprende un progetto del genere e lo si butta sulla cittadinanza, ma anzi si parte dalla cittadinanza e lo si redige. Ad esempio, non mi sembra ci siano stati dei rilievi strumentali, altrimenti si sarebbe capito che la rotonda che verrà fatta non risolverà il problema del traffico, visto che rimangono i semafori. Da altre parti invece si è preferito togliere direttamente gli spazi verdi, come nella nuova piazza Palma. Voglio vedere con il caldo dell'estate quanta gente la frequenterà».
Lavinia Stanila ha aderito ed è andata davanti alle Poste per denunciare «il continuo massacro degli alberi. A Massa abbiamo un regolamento del Verde, eppure viene continuamente calpestato con potature che altro non sono che capitozzature, e che uccidono gli alberi. Lo si può vedere bene dai lecci nel viale Roma, che nell’ultimo slancio di vita protendono i rami verso il cielo, come a chiedere aiuto». Insomma, per tanti, o per alcuni, i vari interventi urbanistici che si stanno intraprendendo altro non sono che opere di "greenwashing"(un modo per dire ecologismo di facciata). —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google