Il Tirreno

Compie vent’anni il progetto massese “Un cane in famiglia”

Tiziana Gori
Compie vent’anni il progetto massese “Un cane in famiglia”

Nato per favorire l’adozione di quattrozampe anziani, è uno dei progetti più longevi in Italia e prevede un bonus per chi adotta

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MASSA. Chi ne ha preso uno in casa sa di quanto affetto sia capace un peloso tolto dal canile. Soprattutto un cane, o un gatto, che si è trovato in un rifugio dopo l’abbandono o la morte di un precedente proprietario. Spesso devono superare un periodo di diffidenza. Per quelli più adulti è necessario tenere “un guinzaglio lento” e non esigere cose che l’animale non vuole fare, ma se conquisti la sua fiducia guadagni un bonus di affetto che rende migliori le giornate.

Il progetto “Un cane in famiglia” del Comune di Massa compie vent’anni. Ed è un grande traguardo. In venti anni il numero dei cani anziani da far adottare è passato da cinquanta a sei, ma l’impegno dei volontari del canile sanitario è rimasto lo stesso.

Dal 1991, per legge, non si sopprimono più i cani randagi. Nel sud il randagismo è ancora un fenomeno purtroppo imperante, mentre al centro nord si è riusciti a limitare il problema. Il canile sanitario accoglie gli animali smarriti o abbandonati, li cura, li vaccina e li microchippa. Dopo 60 giorni, se nessuno li reclama, vengono portati al canile rifugio. “Un cane in famiglia” ha favorito l’adozione di cani già al canile sanitario, grazie ad un contributo economico per ogni peloso anziano adottato.

Nato da un’idea di Anna Pucci, oggi braccio destro del dottor Simone Fialdini, gestore del canile, il progetto è uno dei più longevi in Italia per quanto riguarda gli animali da affezione. «Nel 2001 – spiega Pucci – studiavo veterinaria, e facendo un giro per i canili ho avuto questa idea». In pratica, chi adotta un cane anziano, e comunque sopra gli otto mesi di età, riceve 31 euro al mese dal Comune per il sostentamento dell’animale. «I cuccioli sono più desiderabili, lo sappiamo tutti, ma anche un cane adulto ha molto da dare». Il progetto del Comune di Massa è sopravvissuto rispetto a idee simili messe in campo da altri enti locali: «C’è– spiega Anna Pucci – chi ha dato 200 euro una tantum per favorire l’adozione.

Ma poi, presi i soldi, del cane si perdeva traccia». Comune e canile sanitario hanno scelto un altro modus operandi: «I cani devono avere più di otto mesi ed essere al canile da più di 60 giorni se, nel frattempo, qualcuno li reclamasse. Una volta passato questo periodo possono essere dati in adozione. I controlli periodici del veterinario dell’Asl servono a garantire che l’animale sia trattato bene. La somma stabilita dal progetto viene elargita a cadenza semestrale (186 euro ogni sei mesi). Nell’arco di venti anni siamo riusciti a far adottare circa 80 cani. L’obiettivo è non lasciare un animale in canile per tutta la vita». Obiettivo centrato. C’è sempre qualche peloso in attesa di uno sguardo amico, ma con più speranza. —



 

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