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In prima linea ma senza vaccini I rischi alle casse dei supermercati
I dipendenti si lamentano ma resistono dietro i plexiglass «L’anno scorso eravamo eroi, oggi non ci considerano»
carrara. Durante la prima ondata erano considerati eroi, adesso non li considera più nessuno. Ma loro, l’esercito delle cassiere e dei cassieri dei supermercati, in prima linea ci sono, ancora, da un anno, e dicono in coro: “Siamo tra i più esposti, vogliamo il vaccino”. Non a caso Marco Pedroni, il presidente Coop Italia e Ancc-Coop (associazione nazionale cooperative di consumatori) ha scritto al ministro della Salute Roberto Speranza e al commissario straordinario per l’emergenza Covid, il generale Francesco Paolo Figliuolo, per offrire la disponibilità dei suoi spazi e ribadire la necessità di inserire anche i propri dipendenti fra le categorie da considerare prioritarie per la vaccinazione.
Per capire meglio i motivi di questa richiesta ne abbiamo parlato direttamente con cassieri e cassiere, partendo proprio dal supermercato Coop di via Campo d’Appio. Elena Bracci alla cassa ci sta sette ore al giorno: «A marzo dello scorso anno – dice - eravamo i benefattori della patria. Ora non ci considera più nessuno. Nonostante tutte le precauzioni e i presidi che ci mette a disposizione Coop siamo a rischio, molto più di altre categorie che stanno vaccinando e lavorano su appuntamento. A distanza di un anno entrano persone che non hanno ancora capito che la mascherina deve coprire il naso e si devono rispettare le distanze. Noi cassiere tocchiamo, soldi, bancomat, e devono capire che se una di noi viene contagiata di conseguenza contagia tutti quelli che le stanno attorno».
Così anche per Nadia Pellegrini: lei sta al box ma la situazione non cambia: «Siamo diventati invisibili – racconta – lavoriamo per dare un servizio di prima necessità e siamo sempre aperti, vediamo centinaia di persone e proprio per questo dovrebbero vaccinarci. Siamo a rischio di continuo. Noi e le persone care che abbiamo a casa. Per noi che diamo un servizio il vaccino sarebbe l’ideale, tocchiamo soldi e bancomat e siamo più a rischio».
Idem per il responsabile della sede Paolo Fontanelli: «La Coop ha lavorato di anticipo sulla pandemia – spiega – mettendo in campo misure anti contagio fin da subito, ma non si può dare la priorità agli avvocati per esempio, che lavorano in videoconferenza rispetto a chi lavora in un supermercato, siamo diventati invisibili». Ci spostiamo al Carrefour express di via Toniolo, ma la situazione non cambia. La direttrice e titolare Marina Bordigoni racconta: «Noi come singoli operatori abbiamo scritto alla presidenza del consiglio e al presidente della Regione per chiedere di essere inseriti tra le categorie più a rischio. La gente se ne frega, la domenica per esempio quando ci sono i punti c’è già la fila fuori prima dell’apertura. Carrefour per evitare queste resse ha sospeso i punti fino al 20 marzo e ripiegato su buoni e punti personali, così da evitare che vengano tutti la domenica. Oltre ai soldi e al bancomat hanno pensato di inserire anche la lotteria degli scontrini, così siamo costretti a prendere in mano anche i telefoni. La gente se ne frega, dopo un anno continua a fare come vuole, siamo costretti a dare indicazioni di continuo, e c’è gente che ancora si presenta senza mascherina. Noi abbiamo reso tutto sicuro, abbiamo anche cambiato le casse». Rincara la dose il co – titolare Alessandro Pennucci: «Stanno aumentando i rischi ma è calata la paura nei clienti – racconta – c’è gente che viene più volte in un giorno, altri che ti vengono addosso, chi ti consegna bancomat in condizioni pietose. Ogni cliente ci disinfettiamo le mani, dopo un anno sono cotte. Noi siamo più esposti al contagio, non siamo tutelati. Almeno chi è alla cassa andrebbe vaccinato». E poi c’è Jessica Tolazzi: «Noi che stiamo alla cassa siamo quelli in trincea, la domenica per i punti c’è la ressa. La gente per punti e bollini farebbe a botte. Siamo a rischio e abbiamo diritto al vaccino». —
Alessandra Poggi
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