Il Tirreno

Lettera aperta degli alunni delle scienze Umane 

La Quarta C: anche noi in sciopero per dire no alle lezioni prolungate

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Carrara. Il primo di marzo si è tenuto uno sciopero contro l’ipotesi del governo Draghi di allungare il periodo scolastico fino al 30 giugno.

A questo sciopero, rivolto inizialmente solo a personale dirigente e docente, ha ritenuto giusto partecipare anche la classe Quarta C del “liceo delle Scienze Umane Montessori-Repetti” (foto) di Marina di Carrara, che, in una lettera aperta, scrivono di aver aderito «ritenendoci ad ogni effetto parte integrante della società e del mondo scolastico e non, come qualcuno potrebbe pensare, una singola e insignificante goccia nel mare: riteniamo, infatti, che anche una piccola goccia possa rompere il silenzio e fare rumore».

E scrivono: «Noi alunni abbiamo lavorato tanto in Dad quanto in presenza e, anzi, abbiamo svolto verifiche e interrogazioni a ritmi ancora più serrati poiché tutto il sistema scolastico “necessitava di più voti per dar loro validità”. Noi, come pensiamo gran parte degli alunni e docenti italiani, abbiamo sempre accondisceso ogni decisione che ci ha riguardato con spirito collaborativo e costruttivo cercando di svolgere al meglio il nostro ruolo di studenti, pur con sacrifici sia da parte nostra che da parte del corpo docente, che fin da subito si sono ingegnati per non farci mancare lezioni e materiale online anche laddove sarebbero potuti sorgere problemi informatici».

E spiegano: «Riteniamo pertanto non sia necessario un prolungamento del calendario scolastico fino a fine giugno, per rispetto del lavoro svolto e in considerazione del fatto che, non essendo “macchine”, abbiamo bisogno di “staccare” dalle strutture scolastiche e non essere costretti a svolgere lezioni addizionali. Siamo stanchi noi, sono stanchi i docenti e tutto il mondo scolastico. Forse, prima di proporre ulteriori sacrifici, sarebbe stato opportuno coinvolgere anche noi nella discussione in atto, sentire la nostra voce, in quanto ci sentiamo e siamo parte integrante del mondo che viviamo quotidianamente. Speriamo che a qualcuno non venga in mente di pensare che la nostra adesione allo sciopero sia stato un éscamotage per evitare verifiche o interrogazioni. Eravamo consapevoli ci sarebbero state delle conseguenze a questa nostra decisione, ma sarebbe stato più insopportabile non partecipare a un dibattito che sentiamo profondamente nostro».

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