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Massa, i timori sul Campo Scuola: «Troppo vicino alla Solvay»
L’associazione chiede che le attività sportive siano spostate alle ex colonie. «Ora si trovano nell’unica zona a rischio molto elevato. E se scoppia il panico?»
Massa. Inconciliabile la presenza del Campo Scuola in via degli Oliveti con quello dell’industria chimica Solvay. Questa la posizione del il Gruppo d’Intervento Giuridico (Grig) di Massa e dell’associazione “Alberto Benetti Aps” dopo le recenti novità sui lavori di ristrutturazione delle strutture sportive. Suggerendo di spostare le attività sportive sulle colonie, come ipotesi di rilancio dell’area.
L’intervento parte da una disamina urbanistica e geografica di quella porzione, ampia, di territorio: «nel tratto di strada che va dal ponte della ferrovia alla rotonda di Via Catagnina, a destra il Campo Scuola di atletica, quindi lo Stadio Comunale degli Oliveti ed infine un impianto recentemente costruito dall’architettura high-tech stile “Beaubourg deturpato” denominato pomposamente Palasport di Massa. Fin qui tutto quasi normale anche se molto discutibile. Il fatto strabiliante e quasi incredibile è che l’insieme di questi impianti dove i nostri giovani dovrebbero praticare sport aerobici e anaerobici con l’assistenza di pubblico, è situato proprio di fronte alla Solvay Chimica Italia Spa».
Strabiliante ed incredibile, per Grig e associazione Alberto Benetti. «Stadio e Campo Scuola erano già lì nel 1988 quando due esplosioni con l’innesco di un incendio nella Farmoplant provocarono una velenosa nube tossica. Ma il cosiddetto Palasport, nella sua attuale configurazione, è stato finito di costruire nel 2019 (costo iniziale per il comune di 2 milioni e mezzo di euro). In questi giorni leggiamo sulla stampa locale che stanno per partire i lavori per la ristrutturazione del Campo Scuola. Altri 970mila euro sparpagliati tra una ex discarica (in via dei Limoni) e un industria chimica tutt’ora attiva».
Poi si entra nello specifico del rischio: «In materia di rischio industriale, nel Piano di Protezione civile del comune di Massa (aggiornamento 2020), si legge “rimane un’unica industria considerata a rischio incidente rilevante ai sensi dell’articolo 6 del decreto legge 334 del 17 agosto 1999, ovvero la Solvay Chimica Italia Spa”. L’unica zona del Comune di Massa con classe di rischio molto elevato R4 (in rosso sulla mappa) è proprio quella corrispondente allo stabilimento della Solvay. Le aree prospicienti, che includono anche tutti gli impianti sportivi, sono invece classificate a rischio elevato R3 (in arancione sulla mappa). Prescindendo da eventuali scenari incidentali che comportino il rilascio di sostanze tossiche, il Piano di Emergenza Esterno della Solvay Chimica Italia Spa, elaborato dalla prefettura in collaborazione con la Provincia e con l’azienda stessa (2018), segnala che “L'elemento di maggiore criticità, pur nella considerazione che l'area rossa non oltrepassa i confini dello stabilimento, rimane la presenza di strutture sportive, i cui piani di sicurezza devono prevedere la gestione dell'eventuale panico che si dovesse creare a seguito di fuoriuscita di sostanze lavorate all'interno dello stabilimento”».
Grig e associazione Benetti si chiedono se siano state considerati i rischi. «Chi ne ha competenza e responsabilità ha preso in considerazione il principio di precauzione anche relativamente alle conseguenze di eventuali situazioni di “effetto panico”?».
La proposta dunque è di spostare questi impianti in un’altra zona, con meno rischi. «Allora, perché non concepire, finanziare, progettare e realizzare impianti ad uso della collettività in luoghi a minor rischio e maggiormente consoni alla pratica dello sport? Ma sulla costa, la Colonia Ugo Pisa, il vicino campo da baseball ed altri spazi utilizzabili nelle vicinanze, non sarebbero state aree più adeguate per fare un investimento strutturato, articolato e multidisciplinare per la promozione della pratica sportiva? Una simile ubicazione non rappresenterebbe anche un valore aggiunto con positive ricadute per gli esercizi commerciali e turistici della zona, peraltro meglio servita dal trasporto pubblico? E ancora, il recupero e la restituzione alla collettività degli spazi della ex Colonia Ettore Motta – anche ma non solo per lo sport – non sarebbe un investimento lungimirante di riqualificazione e sviluppo del territorio?». —
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