Il Tirreno

Chiusura scuole, famiglie apuane divise tra lavoro e paure

Ivan Zambelli
Chiusura scuole, famiglie apuane divise tra lavoro e paure

Una nonna: se i bimbi stanno a casa li tengo io che sono a rischio. E una mamma: prima controlliamo spiagge e parchi

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. «Non sarebbe male la chiusura delle scuole, ma poi i bimbi con chi restano?».Un dilemma che sta tornando in molte famiglie, che stanno vivendo lo spettro di eventuali chiusure. Venerdì scorso infatti, dopo essersi consultato con Regione e Prefetto, il sindaco di Massa Francesco Persiani ha preso la decisione di tenere aperti gli istituti scolastici, nonostante il leggero sforamento dei 250 contagi ogni 100mila abitanti nel giro di 7 giorni. Una scelta non facile, date le conseguenze che l’una o l’altra soluzione possono comportare: in caso di chiusura le famiglie dovranno affidarsi ad una baby sitter, con conseguente spesa, oppure agli infaticabili quanto fragili nonni. E in quest’ultimo caso si rischia di tornare punto a capo. Dall’altro lato però continuare nell’apertura potrebbe significare, in ultima analisi, non arginare i contagi negli istituti scolastici.

Siamo andati quindi davanti ad una scuola elementare, quella del Casone, per sentire cosa ne pensano genitori e nonni. Bisogna premettere che questa scuola è "un’ oasi felice" in cui gli studenti, e quindi le classi, sono poche, c’è un ampio giardino ed il personale scolastico, raccontano i genitori, è particolarmente attento alle varie disposizioni; eppure, nonostante questo, i rischi di contagio ci sono lo stesso. Ad aspettare la nipote, in disparte, c’è il nonno Getulio Pieretti: «I casi in città sono tanti e continuano ad aumentare. Chissà come andranno le cose la prossima settimana...».

Per questo, prosegue, «sarebbe meglio che stessero a casa, però come fai?» e indica gli scolari mentre fanno ginnastica in giardino: «I bimbi hanno bisogno di stare insieme, di giocare e di svagarsi. Non rintanati in casa». Però è anche vero, ammette, che se poi restano a casa devono stare con i nonni. Più drastica nonna Leonella Petrocchi: «Io sarei per una chiusura, anche totale. Dieci, quindici giorni, così vedi se i casi calano. Altrimenti non se ne esce più». Altri suoi nipoti frequentano scuole diverse in cui ci sono stati tanti casi di studenti o professori in quarantena: «Ogni giorno è un’incognita, è un disastro». Però anche lei deve fare i conti con la realtà: «Se però i ragazzi restano a casa devo tenerli io, che sono un soggetto fragile. Ci sono poi quelle famiglie che non hanno a chi lasciare i bimbi. Come fanno?».

Anche Francesca Della Pina, madre che aspettava con nonna Leonella, è dello stesso avviso; lei, in dolce attesa, non avrebbe particolari problemi a tenere il figlio a casa, anche se ciò per certi versi le sembra una soluzione un po’ paradossale: «Va bene tenerli a casa per evitare contagi, però bisognerebbe intervenire anche su tutte quelle situazioni in cui si creano assembramenti, come nei parchi o alle spiagge».

C’è poi chi il Covid l’ha già vissuto sulla sua pelle, come nonno Dino Maggiani, che teme le conseguenze della didattica a distanza: «A casa non si impara come a scuola. Meglio restare aperti, ma ho paura che la chiusura sarà inevitabile. Che poi non sono neanche i bimbi il problema, ma gli studenti più grandi che dopo scuola escono senza controlli, o la gente che va in giro. In classe invece ci sono maestre, stanno seduti; sono più controllati». Insomma, in attesa di sviluppi, molte famiglie iniziano a fare i conti con un’alternativa dal sapore shakespeariano: chiudere, o non chiudere, questo è il dilemma.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web