Il Tirreno

le attività ricettive ai tempi del covid 

Lotta per sopravvivere tra crollo del fatturato e contributi da pagare

Gianluca Uberti
Lotta per sopravvivere tra crollo del fatturato e contributi da pagare

Ristoranti e agriturismi denunciano cali superiori al 50% Maffei: ora proviamo a intercettare i “nomadi digitali”

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Gianluca Uberti

AULLA. Agriturismi e ristoranti sono fra le attività economiche che stanno maggiormente soffrendo a causa delle chiusure, imposte dal Governo, per fare fronte al diffondersi del covid-19. Almeno in Toscana, nel 2021, erano riuscite a “galleggiare” fino al 13 febbraio scorso grazie all’apertura consentita all’ora di pranzo; poi era stata nuovamente decretata la zona arancione, quindi il de profundis è stato totale.

E la Lunigiana è una terra in cui agriturismi e ristoranti davvero non mancano. Iniziamo il nostro giro dal ristorante/trattoria “Da Mimmo e Francesca” sulle Lame di Aulla. Sono lontani i tempi in cui, poco più di un paio d’anni fa, il ristorante/trattoria assurgeva alla ribalta nazionale grazie alla trasmissione televisiva “Camionisti in trattoria”, andata in onda su Dmax e condotta dallo chef Gabriele Rubini in arte “Rubio”. Ora la realtà parla ancora una lingua drammatica: «Va sempre peggio – dice senza tanti giri di parole Domenico Alfano detto Mimmo – e continuiamo ad aspettarci qualcosa di più dallo Stato. Sono indietro di 5 rate da maggio per i contributi Inps, le bollette sono sempre da pagare e accumuliamo debiti. Il calo del fatturato nel 2020 rispetto al 2019 è stato quasi del 50% e ho due dipendenti che, attualmente, non lavorano. Vediamo se il nuovo Governo ci aiuterà davvero, non solo me che sono una piccola realtà alla fine, ma tutto il settore».

Ci spostiamo all’agriturismo “Montagna verde” all’Apella di Licciana Nardi, dove Barbara Maffei sottolinea che «la voglia di ripartire è tanta, ma il danno c’è ed è fra il 30% e il 40% in meno per quanto concerne la ristorazione e oltre il 50% in meno sulla ricettività. Inoltre, essendo in posizione decentrata non facciamo asporto, quindi ci stiamo dedicando alle semine primaverili, ai castagneti e agli uliveti. E abbiamo in cantiere una iniziativa in cui crediamo molto, ovvero intercettare il target dei cosiddetti “nomadi digitali”, offrendo loro un bellissimo sfondo naturale in cui potere fare una vacanza e lavorare in modalità “smart working”. Nell’epoca del post covid che verrà potrebbe essere una occasione unica per la Lunigiana e speriamo che le Amministrazioni locali ci sostengano, innanzitutto investendo sulla telefonia mobile” sottolinea Barbara Maffei, la quale ha alle proprie dipendenze una decina di persone, tutte in cassa integrazione a parte una che si occupa del settore agricolo.

«Dallo Stato ci aspettavamo più aiuti, certo, ma c’è gente che sta peggio di noi» afferma Raffaella Benedetti dell’agriturismo “Montebello” a Olivola di Aulla, una realtà piccola ma anch’essa colpita duramente: «Abbiamo dovuto affrontare spese per l’acquisto del registratore di cassa e questo ha pesato. Fortunatamente il Comune ci è venuto incontro un po’, con l’abbassamento della tassa sui rifiuti, ma quello che mi fa rabbia è che vediamo troppa gente in giro, incurante delle regole, e noi dobbiamo restare chiusi. Abbiamo una sala da pranzo da 30 persone e ora è vuota nei fine settimana, e farci perdere le prenotazioni per San Valentino ci ha danneggiato non poco».

Lara Farina dell’agriturismo “Il picchio verde”, ad Amola di Licciana Nardi, definisce la situazione drammatica: «Ci aspettavamo celerità nelle operazioni di ristoro, perché qui ci stanno obbligando a non lavorare. I ristori, infatti, hanno coperto soltanto le spese vive e noi abbiamo molti animali. E questi mangiano e vanno curati. Per natura cerchiamo di essere estremamente positivi, prima o poi si riaprirà, e cercheremo di potenziare al massimo l’offerta futura, puntando a recuperare un progetto didattico che si sviluppi sulla sponda del nostro laghetto, con applicazioni per visualizzare la flora e la fauna, Infatti, abbiamo un piccolo ecosistema, una delle poche zone umide, dove, ad esempio, fanno tappa gli aironi e tanti altri volatili. Quindi, potenzieremo tutto ciò che riguarda le attività all’aria aperta, quello che si chiama turismo sostenibile».

Concludiamo il nostro giro all’agriturismo e azienda agricola “Castello della Mugazzena” nel Comune di Tresana: «Noi lavoriamo per il 90% con clientela del nord Europa – spiega Santo Gentilcore – e sono saltate tutte le prenotazioni per la prossima estate, che provenivano da Germania, Belgio e Paesi Bassi. Nella scorsa estate avevamo lavorato a pieno regime, speriamo che le cose possano nuovamente mettersi bene». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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