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Nunzia, 99 anni: non ho paura Ho visto l’eccidio di Vinca
CARRARA. Il suo ultimo vaccino risale a tanti, tantissimi anni fa ed è stato quello per il vaiolo. Nunzia Borzani di anni ora ne ha 99, compiuti il 31 ottobre scorso e non ha mai fatto neppure l’antinfluenzale ma ieri mattina, puntuale alle 11 si è presentata in ambulatorio, davanti al monoblocco, per il vaccino anti-Covid. «Sono pelle e ossa, avevo paura non trovassero il muscolo, invece è andato tutto bene». Nunzia Borzani è una che parla chiaro e va dritta al punto, con una lucidità invidiabile. «Io tranne che per il vaiolo non ho mai fatto altri vaccini – spiega – Non penso che questo mi porterà molto lontano, gli anni sono tanti, i disturbi anche. A dovermi vaccinare alla mia età per il Covid, per una pandemia mondiale non ci avrei pensato mai. Sono contenta di averlo fatto, che mi abbiamo dato l’opportunità di farlo. Ma io del coronavirus non ho paura, ne ho già viste troppe Mi preoccupo per le generazioni che verranno, io sono a un punto in cui più nulla può incutermi timore. Penso ai miei nipoti, alle generazioni che verranno e troveranno una vita ancora più difficile della mia. Che ho visto i tedeschi, il rastrellamento, ho visto il mio paese, Vinca messa a ferro e fuoco. Ho visto uomini, donne e bambini uccisi morire sotto colpi di fucile».
Nunzia è l’ultima sopravvissuta dell’eccidio di Vinca. Il 24 agosto fu l’inizio di una azione tedesca che lasciò dietro di sè 174 morti.
Nunzia allora era una giovane maestra, aveva 23 anni e quel giorno ce lo ha ancora scolpito nella mente. Come fosse ieri.
«Stavo rientrando, a piedi, da Monzone – ricorda – ho visto le camionette, ho sentito i primi colpi di fucile. Con altre due donne del paese abbiamo preso la strade dei monti. Sentieri, viottoli, fino ad arrivare alle pendici del Pizzo d’Uccello, ai monti di Guardia. Qui ho ritrovato la mia famiglia che aveva portato una capra da mungere ogni giorno per avere almeno qualcosa da mangiare». Nunzia è rimasta su quei monti per giorno. E il terzo giorno ha seguito alcuni pastori che avevano ucciso una pecora e volevano arrostirla in una altura. «Da lì si vedeva la colonna nera del fumo – racconta– gli uomini, quelli che erano rimasti nel paese bruciavano i cadaveri che con il caldo si stavano decomponendo. Quell’odore è come se lo sentissi oggi. Quel giorno, il terzo giorno da quando era cominciato l’inferno, ho pianto». —
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