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Martina Nardi (Dem): controllare i versamenti del datore di lavoro
massa. Non fanno massa i lavoratori dell’artigianato: sono dipendenti di aziende quasi sempre di ridotte dimensioni, a volte piccolissime, con uno, due, tre dipendenti al massimo. E con difficoltà riescono a fare sentire la loro voce. Eppure sono un esercito: un migliaio, secondo i dati diffusi da Cna, quelli alle prese con la mancata erogazione della Cassa integrazione. Tra di loro, poi, c’è chi vive una situazione quasi paradossale. Come il signor Mario Padula, singolare figura di “simil-esodato” della piccola impresa. Il quale non solo non riceve il sussidio della Cassa, ma non riesce neanche ad andare in pensione.
Padula è dipendente della Tinelli International, piccola azienda del marmo messa in ginocchio dalla crisi da Covid 19. L’impresa è chiusa da mesi, e da mesi i tre dipendenti rimasti sono in cassa integrazione, che non arriva. «A novembre dovrei andare in pensione, ma mi mancano ancora i contributi previdenziali di questi ultimi mesi. E non posso neanche licenziarmi, proprio perchè mi mancano ancora, seppure per pochi mesi, i requisiti per la pensione», spiega il lavoratore assieme alla moglie Maria Venturini. Il problema per loro è che, al pari del sussidio Cig, è bloccato anche il versamento dei contributi. «È il Fondo degli artigiani Fsbe a pagare i contributi all’Inps attraverso un meccanismo chiamato “retribuzione correlata”. Da mesi questo meccanismo si è inceppato: Inps non riesce a mettere quei soldi nel “salvadanaio” dei lavoratori per formare la loro pensione», spiega Gianluca Volpi di Ebret.
«Intanto noi siamo qui, ad aspettare, senza la busta paga di mio marito», dice la signora Venturini. «Per fortuna – aggiunge, io ho un lavoro, sono partita Iva e non abbiamo mutui da pagare. Ma le bollette arrivano come prima, le spese lo stesso. non è facile andare avanti così». —
Claudio Figaia
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