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«Troppe anomalie in quel falso testamento Feliciani è innocente»
Libero Red Dolce
La Spezia. «Credo nella sua innocenza, sono certo che supererà indenne questa dura prova». Così l’avvocato Luigi Alibrandi inizia la sua arringa in difesa dell’avvocata-imputata Giuliana Feliciani nel processo per la morte dell’avvocato Marco Valerio Corini. Alibrandi ricorda anche che di Corini fu professore a Parma e relatore per la sua tesi di laurea.
Tutto ruota intorno all’accusa di aver redatto un falso testamento, insieme alla sorella di Corini, la dottoressa Marzia Corini, dopo la morte dell’uomo. Inizialmente Alibrandi, di fronte alla Corte d’Assise, solleva dei dubbi sulla formazione della prova. «Quando i fatti sono stati commessi, nel 2015, il delitto di falsità nel testamento olografo era disciplinato in un certo modo. Nel gennaio 2016 lo stesso delitto fu disciplinato in modo diverso», dice rivolgendosi ai giudici non togati. «Non è frequente vedere contestato in contemporanea il falso materiale e la circonvenzione d’incapace, quando l’atto giuridico, cioè il testamento, è lo stesso in entrambi i casi. Se uno oggi scrivesse a Piacenza il mio testamento chiaramente le mie ultime volontà non sono quelle che vengono espresse, ci sarebbe una mia assenza totale della mia volontà. Nella circonvenzione il discorso è diverso: la volontà c’è, seppure esiste. È il pm a dire che Corini non è un infermo di mente. Era obnubilato, ma aveva capacità di discernimento ancorché ridotta. Cosicché una partecipazione di Corini all’atto penalmente rilevante c’è stata. Delle due l’una: o partecipa o non partecipa».
Alibrandi fa notare: «È raro vedere i falsificatori leggere all’autore apparente quello che si è scritto. Eppure questo ci fu detto da una teste, che vide Corini e Feliciani leggerlo all’avvocato. È difficile che i falsificatori si perdano in minuzie. Eppure qui sarebbe accaduto, fatto molto anomalo. Più si scrive, più si sbaglia: è la regola del falsario. E si dice che c’è la regia di un avvocato, che aveva anche sentore dell’esistenza di un precedente testamento. La prima cosa da scrivere, con una conoscenza legale, è “revoco le mie precedenti disposizioni”(riferendosi a Feliciani, ndr)».
«La certezza che la volontà di Marco Valerio Corini sia stata rispettata noi l’abbiamo. Spero che una sentenza non verrà a farmi cadere il tutto», conclude Alibrandi. Lunedì prossimo continuerà l’arringa difensiva la collega Valentina Antonini. —
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