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Il Pri boccia il monocolore grillino e chiede un fronte di centrosinistra

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carrara. Il fallimento dell’esperienza dell’amministrazione grillina, la necessità di rilanciare l’economia del territorio, l’auspicio che, in vista delle elezioni amministrative si formi un ampio fronte di forze democratiche e riformiste «che si propongono in chiara alternativa alla giunta attuale». Il Pri carrarese torna a fare sentire la sua voce con un’analisi di quella che definisce “la città immobile” e una chiara bocciatura del “monocolore” 5 Stelle guidato dal sindaco Francesco De Pasquale.

La segreteria repubblicana, guidata da Moreno Lorenparte dal porto: «Oggi è di moda contrastarlo, ma una volta completati gli interventi infrastrutturali porterà Carrara a diventare punto di cerniera tra la piattaforma transnazionale del nord Europa e la linea costiera del Tirreno. Nonostante ciò, sembra che si debba parlarne sottovoce per non urtare la suscettibilità di Massa e della Versilia quando peraltro è noto che l’ampliamento del porto non dovrà superare i limiti della foce del Carrione ed ogni progetto dovrà essere accompagnato da studi sull’impatto sull’erosione».

Poi, lo sviluppo turistico, « tra più scarsi della Toscana dove Carrara si vede superare anche dalla Lunigiana, con un network di accoglienza da paesino di periferia, senza attrazioni per i giovani con manifestazioni ristrette a pochi eventi come Convivere e Marble Week»; la rete commerciale del centro storico «in preda a un insopportabile degrado» e il comparto del marmo che «si sta a poco a poco trasformando in distretto minerario». Di fronte a queste emergenze, dice ancora il Pri, l’amministrazione non ha saputo agire in modo efficace. «Il Poc, Piano comunale operativo, che a potrebbe rianimare un settore oggi fermo, mostra limiti e carenze; le molteplici osservazioni di professionisti, ordini professionali, industriali e cittadini, faranno posticipare l’approvazione dello strumento urbanistico, che in campagna elettorale era prevista entro fine 2017» E poi «gli imbarazanti appelli al crowdfunding per le poltrone del teatro Animosi o la pavimentazione dei marciapiedi di Avenza, il muro delle idee, lo stadio chiuso, i dietrofront sul monoblocco,le periferie in degrado».

Per i repubblicani, insomma, questa amministrazione monocolore che «non aveva da sottostare ad alleanze per governare ha perso l’opportunità di fare ciò che nessuna altra amministrazione precedente poteva fare: azioni dirette senza lunghe mediazioni. Ma si è rivelata inadeguata al ruolo, come confermano le vicende dei rimborsi dell’assessore Andrea Raggi o le polemiche sulle proprietà della famiglia dell’assessora Federica Forti valorizzate dal Poc». —

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