Il Tirreno

dietro al bancone 

I baristi finiscono sul lettino, tanti i problemi psicologici

M.DA.

Un dato testimonia la crisi dei bar e ristoranti nel 2021: 99 attività chiuse su 1400  Bennati: «Non ci sono scambi e a malapena copro i costi fissi» 

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massa. Come ci si sente ad essere barista in tempo di Covid? «Non è soltanto la paura del futuro – racconta Francesco Bennati, presidente della Fiepet Confesercenti, ma soprattutto titolare del bar La Madonnina a Massa –, non è soltanto la preoccupazione dei soldi, degli affitti, dei costi fissi della tua attività; c'è anche un problema mentale e psicologico, che tanti di noi devono affrontare. Colleghi – dice Bennati – costretti a ricorrere alle terapie di specialisti per superare un crollo anche emotivo, oltre che economico. I problemi psicologici sono aumentati».

Cinque anni fa Massa era la terza città italiana con il maggior numero di bar in rapporto alla popolazione. Oggi si parla di 99 attività chiuse (bar e eristoranti) su 1400 attive al 31 gennaio 2021.

Un aspetto da non sottovalutare: «Il mio lavoro, soltanto un anno fa – racconta Bennati – era fatto di scambi, contatti, socializzazione; oggi posso anche fare 10 caffè da asporto e metterli fuori in mano al cliente, ma è diventato un semplice gesto meccanico, che toglie allegria e mette tristezza, quando dietro ogni caffè c'era una storia da raccontare, c'era uno sguardo, un pensiero, un amico, un nuovo cliente. C'è la nostra vita dentro i nostri bar. Adesso sono diventato solo uno che fa un caffè con una macchina più grande di quella che si ha a casa; abbiamo perso non soltanto soldi, ma anche tanta passione».

«Non ho potuto rinnovare il contratto del barista che mi aiutava – continua Bennati – sono rimasto solo al bar e non percepisco stipendio da sei mesi. Con i ristori abbiamo pagato una parte dei costi fissi, ma un bar ti costa anche quando è chiuso. E tanto. L'asporto non ci ha salvati e non ci salverà. Non siamo in America, dove la gente cammina con i bicchieri di cappuccino in mano e c'è una cultura del prendere e portare via». Racconta anche la solidarietà. «Io ho notato che alcuni clienti storici sono tornati a prendere il caffè la mattina per farmi un piacere, per contribuire alla nostra causa. Gli avventori occasionali, quelli di passaggio, ora fanno colazione a casa. Il grosso è andato via e ogni volta dalla zona gialla a quella arancione subiamo una flessione del 50%». —

M.DA.

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