Il presidio
“Ravaneti spugna” per ridurre marmettola e rischio alluvioni
carrara. Agli interventi corali di Fillea, Confindustria, Comune e Regione per trovare una soluzione all’occupazione abusiva delle fosse demaniali da parte delle cave e dei loro ravaneti, si aggiunge ora la voce di Legambiente. Il fatto che nei bacini marmiferi la grande maggioranza degli impluvi sia stata sepolta dai detriti scaricati dalle cave – in violazione del demanio idrico – dimostra, secondo l’associazione ambientalista, « che da decenni il diritto del far west prevale su quello delle leggi scritte, evidentemente con l’acquiescenza dell’amministrazione pubblica. La prassi è divenuta talmente diffusa e consolidata da aver prodotto un’assuefazione alla violazione delle regole: così, quando la regione ha respinto la SciaA(segnalazione certificata di inizio attività) della cava Polvaccio, ha dovuto addirittura difendersi dall’accusa di aver creato problemi. Nessuno parla apertamente di illegalità: si preferisce parlare di norme poco chiare, conflitti di competenze, sopraggiunte interpretazioni tecniche, necessità di superare criticità amministrative».
Detto questo, Legambiente analizza le soluzioni proposte: «Quella definitiva sarebbe la sdemanializzazione (che, però, richiede tempi lunghi) e quella provvisoria il pagamento di un canone di occupazione dell’area demaniale. Da anni denunciamo che il Comune, attuando o tollerando interventi controproducenti nei bacini marmiferi, funziona come una “fabbrica del rischio alluvionale”. Un modo di agire frammentario, con i ‘paraocchi’, orientato cioè di volta in volta a un solo obiettivo (nel caso odierno la riapertura della cava Polvaccio), senza considerare le possibili ripercussioni sul rischio alluvionale». Per Legambiente dunque, entrambe queste soluzioni sono «irresponsabili».
Ma c’è una strada diversa da percorrere, dice l’associazione: quella dei ravaneti spugna. Si tratta di smantellare il ravaneto che occupa la fossa, rimuoverne tutte le terre e la marmettola (che, fluidificando con le piogge, ne incrementano la propensione all’innesco di colate detritiche) e ricostruirlo con una opportuna miscela granulometrica (dalle scaglie grossolane al pietrisco minuto). Il tutto, ovviamente, con costi a carico della cava.
«In occasione di precipitazioni intense – spiega Legambiente – , il ravaneto spugna assorbirebbe grandi quantità di acqua e, costringendola a un percorso lungo e tortuoso tra gli interstizi dei detriti, ne rallenterebbe in maniera rilevante il deflusso apportando così un sensibile contributo alla riduzione dei picchi di piena (nonché alla riduzione dell’inquinamento da marmettola e terre dei corsi d'acqua e delle sorgenti)».
La nostra proposta, chiude Legambiente, « avrebbe dunque i pregi di rispettare la legalità, consentire la prosecuzione dell’attività lavorativa (anzi, incrementando l’occupazione per la costruzione dei ravaneti spugna), ridurre grandemente il rischio alluvionale, risanare il bacino montano, interrompere l’inquinamento dei corsi d'acqua, dell’acquifero e delle sorgenti, ridurre le crisi idriche estive. È troppo sperare che una volta tanto le amministrazioni comunale e regionale decidano di compiere una scelta che va a vantaggio dell’intera comunità?» —
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