Il Tirreno

tribunale del riesame 

Inchiesta sulle cave torna ai domiciliari Mario Puglia ex sindaco di Vagli

Luca Tronchetti

2 MINUTI DI LETTURA





massa. Dei provvedimenti e dei divieti dell’autorità giudiziaria sostanzialmente se ne infischiava e, dopo l’8 gennaio scorso, giorno in cui il Tribunale del Riesame di Firenze gli aveva revocato gli arresti domiciliari, era tornato a fare quello che per i magistrati aveva sempre fatto: dirigere e decidere della “cosa pubblica” utilizzandola alla stregua di un’azienda privata e personale. In buona sostanza tornando a guidare il “Sistema Vagli”, un meccanismo consolidato nel corso del tempo e a cui partecipavano altri amministratori pubblici della zona e imprenditori amici del settore marmifero ed edilizio.

Ieri mattina Mario Puglia, 71 anni, “Il Signore di Vagli”, è tornato al punto di partenza della storia: gli arresti domiciliari. Il gip Antonia Aracri su richiesta del pm Salvatore Giannino gli ha fatto notificare dai carabinieri forestali e da quelli della stazione di Camporgiano un’ordinanza in cui per gravi violazioni legate alla sua sospensione dai pubblici uffici – quindi al pericolo di reiterazione dei reati a lui contestati e che riguardano la pubblica amministrazione – ritiene necessario il ripristino della misura degli arresti domiciliari.

Perché Puglia, stando ai magistrati, una volta tornato libero era rientrato a palazzo comunale e aveva ripreso abitudini e comportamenti decennali. Agiva di nuovo come una sorta di “sindaco ombra” impartendo i suoi diktat all’ufficio tecnico come fosse un vero e proprio dirigente e tranquillizzando il personale. Perché lui, nonostante le inchieste, c’era e ci sarebbe sempre stato.

Una reiterazione del reato che appesantisce la posizione del dominus di Vagli. Perché la posizione di Puglia – accusato di associazione a delinquere finalizzata al compimento dei reati contro la pubblica amministrazione (dalla corruzione alla truffa, dal falso ideologico all’abuso d’ufficio, dal riciclaggio al peculato) – si è aggravata dopo il deposito delle motivazioni del Tribunale del Riesame di Firenze legato alla prima ordinanza di arresti domiciliari datata 16 dicembre 2020 contestata dai legali dell’ex primo cittadino. I giudici fiorentini ritengono non vi siano dubbi sulla prova dell’esistenza di una struttura associativa facente capo all’amministratore pubblico con gli associati a «depredare la finanza pubblica». Nell’inchiesta della procura di Lucca sul “sistema Vagli” è coinvolto anche l’imprenditore del marmo massese(ed ex presidente della Massese calcio) Giorgio Turba, che ha concesioni di cave in Garfagnana. —

Luca Tronchetti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web