Il batterio nelle nostre sorgenti e il lavoro del potabilizzatore
massa. Ci sono domande – e non serve essere tecnici – che viene spontaneo porsi sulle nostre sorgenti, sull’acqua e sul batterio che ci impedisce di berla. Sì perché se il Clostridium perfringens prolifera nella vegetazione in putrefazione è naturale chiedersi se ci sia di che preoccuparsi ogni volta che piove tanto e il terreno, sulle nostre montagne, diventa un tappeto di foglie e muschi in decomposizione. Viene pure da chiedersi quale azione abbia esercitato il potabilizzatore, il meccanismo che – per semplificare – attraverso un sistema di filtri e grazie all’ipoclorito di sodio, consegna alle nostre case acqua con tutti i requisiti per una sana bevuta.
Gaia, infatti, il Clostridium lo ha ritrovato non soltanto alle sorgenti del Cartaro, ma anche due chilometri e mezzo più in basso, nei serbatoi di Ischignano dove è arrivata dopo il passaggio proprio nel potabilizzatore.
Fabio Baldacci è il responsabile dell’acquedotto e assicura che l’impianto il suo lavoro lo ha fatto eccome perché – precisa – la quantità di Clostridium nell’acqua di sorgente è molto più alta di quella rilevata all’uscita dell’acqueotto del Cartaro: « Nell’acqua in ingresso – dettaglia – il batterio è stato rilevato in 22 unità per litro, in uscita dall’impianto la presenza era molto più bassa, pari a due unità per litro». La potabilizzazione c’è stata, ma il Clostridium è un batterio molto resistente: dal Cartaro ad Ischignano ci sono circa due chilometri. L’acqua impiega un paio d’ore a percorrerli eppure quelle due ore non sono state sufficienti per annullare l’intera carica batterica tanto che proprio ad Ischignano il batterio è stato rilevato e nonostante una importante presenza di cloro residuo libero.
C’è da capire quindi perché il batterio sia presente in quantità così rilevanti nelle grandi sorgenti – le più esposte – del Cartaro: «È un fenomeno del tutto naturale – spiega Baldacci – in occasione di precedenti periodi di pioggia non è mai stata rilevato il Clostridium, ma si tratta di un fenomeno del tutto naturale, sta nelle cose». Nell’eccesso di pioggia, nella ricca vegetazione delle montagne. Unica soluzione percorribile – e questo Gaia ha fatto – evitare che l’acqua delle sorgenti, quindi dei serbatoi, finisca nella rete. Con un problema conseguente, quello della portata: «Noi garantivamo alla città– a fornire i dati è Baldacci – 200 litri al secondo, adesso ne garantiamo 40». Meno acqua nella rete alimentata ora solo dalle piccole sorgenti in cui il batterio non c’è. Gaia per evitare disagi ha infatti attivato i pozzi ella pianura. E quello della scarsa portata non è certo un problema che verrebbe meno con la revoca dell’ordinanza perché, anche se arrivasse il via libera alle bevute dal rubinetto, fin quando il Clostridium sarà presente nelle sorgenti, quelle sorgenti non alimenteranno la nostra rete. Un batterio che non è agente patogeno, non è inquinante, ma che certo di problemi alla città ne sta creando parecchi. —C.S.
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