Il presidio
Servono altre analisi sull’acquedotto, a Massa l'acqua del rubinetto non si può ancora bere
I risultati dei prelievi di Asl sono arrivati, ma erano già “superati”. L’azienda ha fatto altri campionamenti. Sono ben 18mila le utenze alle prese con l'emergenza
MASSA. Cinque giorni. Cinque giorni di pentole d’acqua che bollono sul fuoco, di casse di minerale che finiscono in un battibaleno, di docce con la bocca serrata. E non è ancora finita. Perché il divieto di utilizzo dell’acqua – sono 18mila le utenze interessate – resta. Resta anche perché il meccanismo di analisi e “certificazione” dell’acqua non è proprio semplicissimo. Gaia fa le sue analisi, ma essendo il gestore, non può certo controllare se stessa. L’accertamento spetta ad Asl che i primi campionamenti li ha fatti venerdì. Ma solo sui serbatoi. Nel frattempo Gaia il batterio lo ha intercettato anche nelle sorgenti del Cartaro e ha preso provvedimenti, impedendo che l’acqua di quelle sorgenti e dei serbatoi alimenti la rete. Ieri, arrivano, i risultati Asl sui campioni di venerdì, ma tutto è già scritto. Che il batterio ci sia ormai è cosa nota. Servono quindi nuovi campionamenti. Stavolta sulla rete per verificare che la soluzione adottata da Gaia funzioni. Risultato: c’è ancora da aspettare.
Lunedì 15 mattina – nel weekend il laboratorio dell’azienda sanitaria è chiuso – i tecnici Asl hanno passato al setaccio l’intera rete idrica e prelevato acqua in vari punti della città, nell’unico serbatoio di Ischignano che ancora alimenta la rete e all’uscita dell’impianto del Cartaro.
«Le analisi eseguite sui campioni prelevati venerdì nei serbatoi hanno confermato la presenza del batterio – a fare il punto è la dottoressa Maria Rosa Luzzoli, responsabile dell’igiene pubblica – Il sabato e la domenica i laboratori Asl sono chiusi, ma questa mattina (leggi: ieri) abbiamo immediatamente provveduto a nuovi campionamenti. Non solo nei serbatoi». Ma anche all’uscita dell’acquedotto e in vari punti della città (Mirteto, Canevara, via Prado, Casette, Cinque Vie, Volpigliano). I risultati potrebbero arrivare già oggi pomeriggio e se così fosse sarebbe un segnale positivo perché se l’esito è disponibile in 48 ore significa che non ci sono stati segnali di proliferazione batterica.
L’assenza del batterio nella rete, accertata e certificata da Asl, è la precondizione per la revoca dell’ordinanza con cui il sindaco vieta l’utilizzo dell’acqua. E sarebbe anche la conferma che le misure assunte da Gaia (l’isolamento delle sorgenti grandi e di due serbatoi), hanno funzionato garantendo acqua priva di contaminazione batterica.
L’assenza di quella contaminazione Gaia l’ha accertata nel suo laboratorio interno dove, nei giorni scorsi, ha analizzato i campioni. Ma l’ultima parola – così stabilisce la normativa on materia – spetta all’azienda sanitaria. Il Clostridium non è un agente patogeno, un inquinante, ma è un indicatore di una qualità non ottimale dell’acqua. Quel batterio è inserito dalla normativa sul consumo umano tra i parametri accessori, vale a dire tra quelli su cui è l’azienda sanitaria a doversi esprimere. E così giovedì scorso è stato: perché l’Asl non soltanto ha notato uno sforamento della quantità di Clostridium (con cinque unità per litro quando non dovrebbero essercene), ma ha sommato quello sforamento ad un’alta torbidità, seppur nei parametri di legge.
Adesso, se anche le analisi Asl confermassero l’assenza del batterio nelle condutture, rimarrebbe da capire perché, per la prima volta, abbia fatto la sua comparsa nelle nostre acque di sorgente. Se in quelle acque rimanesse a lungo, impedendo il rifornimento della rete, il problema sarebbe garantire la portata in città. —
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