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A MARINA 

Movida, da oggi (venerdì) il giro di vite. Stretta sul consumo di alcolici

Movida, da oggi (venerdì) il giro di vite. Stretta sul consumo di alcolici

E intanto il maestro d’armi Lazzaroni, responsabile del Centro di scherma  parla della Caravella: un tempo centro di aggregazione, ora regno del degrado

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carrara. L’ordinanza destinata a imporre un doppio giro di vite alla movida entra in vigore da oggi venerdì 5 febbraio.

E, in attesa di capire come cambierà il cuore di Marina, Davide Lazzaroni, maestro d'armi e responsabile tecnico del Club Scherma Apuano parla della”sua” Caravella.

«La Caravella è uno spazio verde a pochi passi dalla mia sala di scherma. Davvero pochi passi: si esce dalla porta della palestra, si fanno 50 metri e si è subito dentro la Caravella - scrive Lazzaroni - Un tempo questo posto era una cosa davvero ganza, almeno io la ricordo così: una pineta a ridosso degli stabilimenti balneari con al centro una struttura attrezzata, dotata di una pista di pattinaggio a cielo aperto che all'occorrenza ospitava anche concerti ed eventi di vario genere .Ma c'era anche una sala giochi, di quelle con i videogame cabinati che divoravano 200 lire a partita e tu ci lasciavi i pochi spiccioli che avevi in tasca. Era un posto molto vissuto dai "fanti" della nostra città, soprattutto d'estate, quando la fiumana di adolescenti dopo aver svernato nella centrale via Roma di Carrara ed essere scesa a primavera alla Rotonda a Marina, finita la scuola si spostava al Lombardi (la zona del bar omonimo che è proprio lì vicino). Ovviamente la Caravella diventava così una tappa obbligata per noi imbranati adolescenti ormonali e brufolosi che passavamo le serate estive a cercare di far colpo sulle bianchicce turiste milanesi o parmensi che scendevano al mare con la famiglia».

«Il tempo è passato, la Caravella è andata in sfacelo, esattamente come la gran parte delle cose belle di Carrara - continua - Da qualche tempo a questa parte la Caravella è al centro dell'attenzione della buona comunità carrarese, giustamente preoccupata per il fatto che quel luogo finisca spesso nelle cronache dei giornali per fattacci che riguardano la "movida" serale e i ragazzi. Si parla di gioventù allo sbando, di adolescenti violenti dediti a risse e vandalismi, gonfi di alcol e strafatti di sostanze. Si parla, si parla. Sì, proprio come sto facendo io in questo momento, a pochi passi da lì: 50 metri. Non so bene perché gli atleti e le atlete della nostra società di scherma non siano mai stati coinvolti in quelle situazioni. Eppure sono esattamente come i loro coetanei: ridono, scherzano, ruzzano, litigano, a volte esagerano e fanno dann. Non sono diversi: non sono né migliori, né peggiori. Forse la differenza la fa il tempo».

«I miei atleti e le mie atlete - conclude - hanno piacere a praticare la scherma e così fanno enormi sacrifici per poter riuscire a far rientrare tutto nella loro giornata. Devono andare a scuola, studiare, frequentare gli amici, fidanzati o fidanzate, ma anche allenarsi; e sanno bene che, in una situazione normale, allenarsi per fare gare o comunque per portare avanti una passione sportiva come si deve, comporta tempo e tanta fatica. Chi sceglie di seguire il percorso agonistico, già a 13 anni, 14 anni ha piacere di venire a tutti gli allenamenti, che per quelle categorie sono previsti tutti i giorni della settimana, dal lunedì al venerdì, due o tre ore al giorno, spesso fino alle dieci di sera e oltre (quando non c'è il coprifuoco). Gli atleti e le atlete più grandi invece, dai 18 anni in su, che magari hanno voglia di provare a diventare bravini, si allenano anche due volte al giorno. E non sono nemmeno quelli che si allenano di più. Lezioni individuali, lezioni di gruppo, lavoro in pedana, sedute di combattimento, tanta preparazione da fare quotidianamente e come i nostri atleti, così fanno molti altri ragazzi e ragazze nelle tante realtà sportive che conosco a Carrara e come loro chi fa teatro o chi vuole imparare a suonare bene uno strumento musicale. Questi nostri ragazzi non sono diversi dagli altri, dai loro coetanei che finiscono sui giornali per le risse e il caos alla movida: sono solo più impegnati e si sono dati degli obiettivi. Perché magari hanno avuto la fortuna di finire 50 metri più in là nel loro cammino e si sono appassionati a quello che hanno trovato. Forse è solo una questione di occasioni e le occasioni si creano coi fatti non con le parole». —

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