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la vicenda 

Morì in ambulanza in viaggio per l’Opa, inchiesta in corso

Chiara Sillicani
Morì in ambulanza in viaggio per l’Opa, inchiesta in  corso

La giudice dispone la proroga delle indagini e la consulenza di un cardiologo. E il 5 marzo si apre la causa civile per il risarcimento

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MASSA. Altri sei mesi di indagini e soprattutto una nuova consulenza, affidata ad un medico cardiologo.

La giudice per le indagini preliminari Marta Baldasseroni ha, infatti, accolto l’opposizione all’archiviazione, presentata dalla famiglia di Idea Quadrelli, la donna di 82 anni morta nel gennaio del 2018 durante il trasferimento in ambulanza dall’ospedale delle Apuane all’Opa.

La donna – per ripercorrere la vicenda – è in auto con la figlia quando accusa un dolore al torace. È a pochi passi dallo studio del suo medico curante. Ed è proprio il medico a consigliarle di andare all’ospedale. Lei all’ospedale ci va e lì – ricostruiscono i suoi famigliari – rimane per circa cinque ore, poi i medici dispongono il trasferimento all’Opa e durante quel trasferimento il suo cuore cede, si rompe il miocardio e i medici di Montepepe nulla possono fare. Idea se ne va poco dopo. Sin da subito la famiglia si interroga sui protocolli applicati e sulla necessità di trasferire i pazienti con problemi cardiaci da viale Mattei all’ospedale del cuore. Perché Idea abitava a Turano, a due passi da Montepepe e all’Opa sarebbe arrivata in un battibaleno.

La famiglia sporge denuncia contro ignoti per omicidio colposo e la procura apre un’inchiesta. Nell’ambito delle indagini il pm affida ad una medico legale una consulenza dalla quale emerge “la correttezza dell’operato dei sanitari intervenuti”. La dottoressa evidenzia anche, nella sua relazione, come “la Quadrelli avesse raggiunto la sala emodinamica dell’Opa entro le 12 ore dall’inizio dei sintomi, come indicato dalle linee guida, ed entro due ore dalla diagnosi certa”. In base a quella consulenza, il pm chiede quindi l’archiviazione, ma la famiglia, assistita dall’avvocatessa Marta Lignini, del foro di Ferrara, si oppone alla richiesta perché ritiene serva un prosieguo di indagine e soprattutto contesta il fatto che la consulenza sia stata svolta solo da una medico legale e non da un collegio medico di cui faccia parte anche un cardiologo. La giudice Baldasseroni accoglie la richiesta dei famigliari e dispone – l’atto è dell’ottobre scorso – un prosieguo delle indagini per sei mesi. Dispone inoltre che venga nominato un consulente cardiologo per “integrare gli accertamenti svolti dalla medico legale anche tenuto conto delle osservazioni mosse dal consulente di parte”, nominato dai parenti della donna.

Se, quindi, sul piano penale proseguono le indagini, esiste un parallelo piano civile con la richiesta, da parte dei famigliari, di un risarcimento danni: il 5 marzo prossimo si terrà la prima udienza di fronte al giudice civile.

I parenti della donna – spiega la loro legale – hanno tentato una conciliazione, ma l’azienda sanitaria non ha formulato alcuna ipotesi risarcitoria. La questione si gioca tutta, anche su questo piano, sulle perizie. Secondo il ctu nominato dal giudice, infatti, la donna ha perso un 20 percento di chance, vale a dire di possibilità di avere una sopravvivenza più lunga. Perdita legata, si legge nella relazione del ctu, ad un ritardo di circa due ore nel trasferimento presso una struttura dotata di un laboratorio di emodinamica (l’Opa).

Secondo il consulente di parte, invece, la perdita di chance è ben più alta e raggiunge addirittura il 90%.

L’azienda sanitaria, però, – spiega la legale– non ha accettato neppure il risarcimento di quel 20% riconosciuto dal consulente “terzo”, quinni il 5 marzo si apre la causa civile per il risarcimento danno. —
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