Il Tirreno

Carrara, sulla ex Ferroleghe parla l'assessore Monni: obiettivo, anticipare i tempi

David Chiappuella
Carrara, sulla ex Ferroleghe parla l'assessore Monni: obiettivo, anticipare i tempi

L’assessore regionale e la bonifica: «Rapporti in corso con l’attuale proprietà per barrieramento idraulico e terreni»

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CARRARA. Nell’intervista esclusiva concessa al “Tirreno” lo scorso 28 dicembre l’assessora regionale all’ambiente Monia Monni aveva dichiarato che la Regione ha concluso il procedimento di individuazione dei responsabili del massiccio inquinamento da cromo esavalente (cancerogeno riconosciuto) proveniente dall’area Sin ex Ferroleghe, spiegando anche che per questo sito «sono in corso rapporti con la proprietà (il Consorzio Investimenti Produttivi Srl, ndc) al fine di accelerare i tempi di intervento sia sul barrieramento idraulico, sia sui terreni». Nel decreto regionale n. 9091 del 19 giugno 2020, però, firmato dal dirigente del Settore bonifiche e autorizzazioni rifiuti ingegner Franco Gallori, è scritto chiaramente che, non essendo il Consorzio Investimenti Produttivi (Cip) soggetto responsabile della contaminazione dell’area, «la Regione Toscana non può procedere ad adottare un’ordinanza (…) volta ad imporre al Cip srl di provvedere ad attuare gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale». Da questo documento, inoltre, si evince che il procedimento volto ad individuare i responsabili di tale inquinamento si è rivelato infruttuoso, poiché sia Ferroleghe Spa che Materie Prime Secondarie (Mps) Srl, società responsabili rispettivamente della contaminazione storica da cromo VI e dell’accumulo di materiali inerti sopra due vasche contenenti migliaia di tonnellate di fanghi cromici rimaste nel sito, oggi sono entrambe fallite e non è possibile rivalersi su di esse. Esiste dunque il rischio concreto che debbano essere i cittadini a pagare i costi di questa bonifica.

Al momento, non risulta quindi percorsa la strada alternativa, e cioé risalire attraverso le visure camerali storiche, ai soci o membri dei consigli di amministrazione di Ferroleghe e Mps, ed eventualmente rivalersi su di loro.

Nel decreto firmato dall’ingegner Gallori si legge anche che la società Mps Srl aveva «rilevato in affitto nel 1994 dalla ex Ferroleghe spa posta in liquidazione, la gestione degli ex impianti di ferrocromo e degli impianti ad essa collegati». Non viene però spiegato come sia stato possibile concedere alla Mps i permessi per realizzare una discarica di inerti sopra un’area ancora da bonificare.

La ditta, infatti, risultava costituita addirittura dopo aver iniziato a lavorare alla Ferroleghe e priva di particolari competenze in materia di bonifiche, tutela ambientale ed attrezzature. Il capitale sociale della Mps, inoltre, ammontava ad appena 20 milioni di lire e da una visura camerale del 19 maggio 1993 essa appariva già “inattiva”. Visti i troppi punti rimasti oscuri in questa vicenda, abbiamo chiesto all’assessore Monni di tornare sulla questione ex Ferroleghe. L’amministratrice ha risposto confermando il proprio impegno sul fronte bonifiche, ma chiarendo solo alcuni dei numerosi dubbi. «Rispetto a quanto richiesto – scrive la Monni – tengo a precisare che nell’area ex Ferroleghe l’attuale proprietario, pur non essendo responsabile dell’inquinamento, ha comunque l’obbligo di procedere all’attuazione degli interventi necessari alla messa in sicurezza dell’area. Ritengo possa essere utile, in via generale, ricordare che, concluso il procedimento di individuazione del responsabile della contaminazione, la Pubblica Amministrazione risulta pienamente titolata ad intervenire apponendo sulle aree bonificate, a recupero delle spese sostenute, specifici vincoli. Confermo, quindi, nuovamente che sono in corso rapporti con l’attuale proprietà, al fine di accelerare i tempi di intervento sia sul barrieramento idraulico sia sui terreni. Quanto, invece, al decreto dirigenziale della Regione Toscana cui si fa riferimento – prosegue l’assessora – ritengo opportuno specificare che riguarda esclusivamente, come previsto dalla legge, l’individuazione del soggetto responsabile della contaminazione».

L’amministratrice, infine, ribadisce «che l’attenzione è assoluta» e di stare «lavorando per anticipare il più possibile i tempi, pur dovendo ricordare, con chiarezza e trasparenza, la complessità delle procedure di bonifica e le problematiche di un Sin e di un’area Sir molto estese e con proprietà frammentate».



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