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Spiagge Michelangelo? «No, grazie» Andrea Barotti boccia il marmo

Riccardo Canesi
Spiagge Michelangelo? «No, grazie» Andrea Barotti boccia il marmo

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massa. “Spiagge Michelangelo? No, grazie". La proposta avanzata dal professore universitario Enzo Pranzini di utilizzare sassolini di marmo per contribuire al ripascimento delle spiagge – un’idea che il consorzio di imprese del lapideo Marble Way aveva già promosso in passato – fa discutere. E incontra, per ora, molte bocciature. Dopo quella dei balneari, ecco quella di Andrea Barotti, consigliere di Arcipelago Massa. «Tutti, credo – dice – abbiamo provato, passeggiando in alcuni tratti del nostro litorale, una spiacevole sensazione calpestando i ciottoli o la ghiaia prodotta dal pietrisco di cava. La marmettola non è un problema che si elimina, semplicemente, lavando il sottoprodotto dell'escavazione poiché il moto ondoso, l'attrito che genera, eroderà ogni singolo sassolino e si formerà quella patina bianca che già oggi possiamo notare, con un mare agitato, in presenza di pietrisco di cava. Credo che l'effetto della marmettola sugli ambienti acquatici sia ben noto, basta osservare i nostri fiumi per comprendere che il marmo non è il materiale adatto per i ripascimenti».

Barotti rileva poi altre controindicazioni: «Pensiamo, alla rifrazione, chi ha visitato una cava in estate o ha messo piede su un campo di neve credo sia conscio della questione! Ma vi è un altro profilo, più importante, le conseguenze che il carbonato di calcio determina sulla salinità, sulla limpidezza, sulla vita della fauna e della flora marina; i pescatori, gente che il mare lo vive, parlano di un fondale morto».

Dubbi anche sui costi: «Ho seri dubbi che estrarre dalle cave o dai ravaneti (non dovrebbero essere rimossi a spese dei concessionari) delle pietre, lavorarle con un vaglio, lavarle, macinarle, lavarle ancora poi trasportare il pietrisco con i camion sulla costa ed infine stendere, con delle ruspe, la ghiaia sul litorale sia ambientalmente sostenibile; quanta energia consumeremo? Quanta montagna macineremo? Quanta acqua consumeremo? Ed infine, quali risultati avremo?»

La strada indicata dal consigliere di Arcipelago Massa è piuttosto un’altra: «Il problema dell'eccedenza del sottoprodotto di cava deve essere affrontato con soluzioni che valorizzino quel materiale e credo che la Regione Toscana debba, con un piano precipuo, dar vita ad un circuito virtuoso che consenta di assorbire, prima di autorizzare nuove cave di inerti, il prezioso pietrisco delle Apuane . In conclusione la strada più razionale, tecnicamente adeguata, ambientalmente sostenibile è quella di recuperare dallo scalo apuano oltre un milione di metri cubi di sabbia autoctona, di ottima qualità (sabbia del fiume Magra) e così, finalmente, con un piano di eco manutenzione adeguato, di lungo respiro trarremo dal "porto banca di sabbia" ciò di cui abbiamo bisogno». La nota positiva, conclude, « è la posizione presa dal sindaco di Carrara FrancescoDe Pasquale a favore di uno sviluppo green del porto apuano è però indispensabile, preliminarmente, rendere sinergico lo scalo con la tutela e il rilancio della costa». —

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