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La maxi inchiesta del 2018 e quarantanove davanti al gup

La maxi inchiesta del 2018 e quarantanove davanti al gup

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Massa. Le quindici persone condannate dalla Corte dei Conti al risarcimento dei danno sono rimaste coinvolte nella inchiesta sull’assenteismo.

L’indagine risale all’ottobre 2018: dipendenti di Provincia e Regione (in servizio al Genio civile) - questa l’ipotesi della pubblico ministero - si sarebbero concessi uscite dall’ufficio senza strisciare il cartellino. Ventisei persone nell’ottobre del 2018 finiscono ai domiciliari (la misura è stata poi sostituita con l’interdizione al lavoro), a tre viene imposto il divieto di dimora a Massa. Altri dipendenti, circa una quarantina, finiscono nel registro degli indagati, ma per loro le misure non scattano, la stessa pm non le chiede perché - motiva all’epoca dei fatti - quando sulla stampa locale si diffonde la notizia di una inchiesta in corso su assenteisti e timbrature, quei lavoratori di uscite senza strisciare il badge non se ne concedono più.

Per 17 delle persone coinvolte nell’inchiesta la stessa pubblico ministero Roberta Moramarco chiede l’archiviazione ritenendo che non ci siano sufficienti elementi per sostenere l’azione in giudizio e valutando che per le condotte di quei 17 dipendenti “benchè ripetute nel tempo, non si possa ragionevolmente escludere che l’assenza di timbrature sia dovuta a dimenticanza o negligenza scusabile”.

Sono 49, invece, le persone (tra cui i dipendenti condannati dalla Corte dei conti) in attesa della udienza preliminare di fronte al giudice Dario Berrino. L’udienza, fissata una prima volta il 15 dicembre e una seconda il 22 gennaio, è stata rinviata al 5 marzo per reperire uno spazio idoneo ad ospitare tutti gli indagati con i loro avvocati garantendo nel contempo il distanziamento imposto dalla normativa anti-contagio. —© RIPRODUZIONE RISERVATA

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