Il Tirreno

la città in decadenza 

«In via Roma c’era un fiume di giovani alcuni commercianti li hanno cacciati»

Alessandra Vivoli
«In via Roma c’era un fiume di giovani alcuni commercianti li hanno cacciati»

Cristina Bencivinni, dello storico “Crema” racconta come è cambiato il corso: «Con le guardie giurate sono spariti i ragazzi»

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Alessandra Vivoli

CARRARA. Via Roma, il corso pedonale che attraversa il cuore di Carrara, Cristina Bencivinni la conosce come le sue tasche. Il bar di famiglia, il “Crema” esiste dal 1975 (prima il padre aveva in gestione la Casa del Caffè) e lei a sei anni si dava già da fare: «mettevo i bollini alle schedine». Cristina ricorda la via Roma con le macchine, prima, e con i marciapiedi. Ma soprattutto il corso pieno di gente all’epoca delle vasche. Quando ci volevano non uno ma tre vigili per far defluire i ragazzi e far passare le auto. E ripercorre anche le serate di bridge sotto le stelle quando via Roma si riempiva. Cristina è una che guarda avanti, al futuro di una città che ha tutte le potenzialità – ne è sicura – per rilanciarsi. Lei in via Roma ci ha investito e continua a farlo: ha rinnovato il bar, prima, ha aperto “Mind the crep” e da poco il regno delle caramelle “Candyland” (i posti di lavoro all’attivo sono sei). Progetta nuovi investimenti e intanto ci parla del suo legame con Carrara, passato e futuro.

Cristina ci racconti la “sua” via Roma, come è cambiata?

Nel 1975 in via Roma passavano le macchine. Ero piccola ma lo ricordo molto bene. Poi negli anni Ottanta è stata piastrellata, è diventata pedonale e sono arrivate le “vasche”. La strada si riempiva di ragazzi, arrivavano a frotte: io ricordo che il sabato non ti muovevi, dovevi seguire il flusso. Si lavorava come non mai, non sapevi chi servire per primo. Cosa è cambiato? Purtroppo a qualche commerciante hanno cominciato a dare fastidio i giovani. Alcuni di loro hanno messo le guardie giurate fuori dai negozi. Era il 1996: ricordo che ci fu una riunione della strada e che tutti sconsigliammo di intraprendere questa linea “dura”. Si andò avanti. In via Roma arrivarono le guardie giurate e andarono via i ragazzi. Ragazzi che, questo lo voglio sottolineare, non hanno mai creato problemi. Riempivano la città che, con la loro assenza è diventata sempre più vuota. Oggi a via Roma mancano i giovani, mancano i ragazzi: perché da allora non sono più tornati.

Come è cambiato il lavoro in via Roma?

È cambiato totalmente, e questo è successo anche quando hanno tolto le scuole, parecchie scuole dal centro, e le corriere da piazza Farini. Io nella città ho continuato e continuo a crederci anche adesso. Nel 1992 ho rinnovato il bar Crema. Poi è arrivato l’altro locale, “Mind the crep” e infine “Candyland”. Tre locali in via Roma, la mia soddisfazione.

Quali sono le potenzialità di Carrara?

Sono davvero tante, io ogni volta che ho scommesso su Carrara ho vinto. Questa è una città ambiziosa ma nel senso buono del termine: i clienti pretendono il massimo e scelgono sempre la qualità. Per questo io sono convinta che ci siano davvero opportunità per tutti. C’è bisogno di tanta voglia di lavorare: dal lamento non può venire nulla di buono. Il primo investimento da fare, e questo mi sento di darlo come consiglio a chi vuole aprire qualcosa di nuovo a Carrara, è dal punto di vista umano. Bisogna darsi da fare: tenere aperte le serrande, dare il massimo in termini di prodotto e di servizi.

Le dice “il lamento non porta nulla”. Cioè?

Faccio un esempio. È facile lamentarsi sulla mancanza di illuminazione, sugli arredi urbani. Io dico, teniamola fuori la politica: io me li sono messa da sola i faretti sulle mie vetrine, quando passi di qui la sera ti ci vogliono gli occhiali da sole. Le panchine: ma uno se le può pure prendere! Io per aprire Candyland ho lavorato anche la notte: gli scaffali ce li siamo fatti da soli, i sacchetti sono tutti personalizzati a mano. E lofacciamo con quell’’entusiasmo che mi fa credere nella mia città.

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