Il presidio
Spazi commerciali all’ex Synthesis: «Una svolta targata centrodestra»
L’area acquisita da Mazzi è destinata ad attività produttive ma può cambiare indirizzo Rifondazione accusa: un favore al capitalismo estrattivo
massa. Per anni l’area produttiva ex Olivetti è rimasta chiusa, “improduttiva”: un comparto di 92.426 metri quadrati a un passo dal centro cittadino su cui aveva investito il consorzio Gesco, poi finito in fallimento, che è uno dei simboli delle difficoltà dell’economia apuana. Una delle ragioni della mancata ripartenza dell’area dove vi era la Olivetti-Synthesis, era la sua destinazione: “Deve rimanere area produttiva-artigianale”, hanno ripetuto in coro le amministrazioni di centrosinistra nel corso degli anni. Salvo poi trovarsi in perenne disaccordo sulle quote di frazionamento dei lotti e cercando di “aprire” all’uso commerciale di quelle superfici.
Poi, è arrivato il centro destra ed ecco che l’area è stata venduta, agli imprenditori del marmo Gino Mazzi (Furrer) e Paolo Maiello. I quali hanno la dichiarata intenzione di realizzare in quel comparto, acquisito per circa 5,5 milioni di euro, spazi commerciali. Ossia negozi, show room, grande distribuzione: attività che portano soldi, ma di solito poca occupazione. Almeno rispetto all’insediamento di attività manifatturiere.
Sulla questione c’è la presa di posizione di Rifondazione Comunista di Massa: «La ripresa economica del nostro territorio – sostiene – passa inevitabilmente da un rilancio della zona industriale, con la bonifica delle aree inquinate, l’avvio di attività produttive rispettose dell'ambiente e del tessuto sociale, capaci di creare posti di lavoro e indotto di qualità».
Invece, la posizione possibilista espressa dall'amministrazione di Massa su insediamenti commerciali (occorre cambiare il Piano urbanistico per farlo) è, secondo i comunisti, «un segnale chiaro, se eventualmente ce ne fosse stato bisogno, sulle idee di sviluppo economico della destra massese. Con questa scelta la giunta Persiani abdicherebbe definitivamente a ogni possibilità di crescita produttiva nel nostro territorio. Si troverebbe inoltre in piena continuità con amministrazioni passate che avevano provato a trasformare questo storico presidio produttivo, confermando che gli interessi tutelati sono gli stessi».
Secondo Rifondazione, la «classe politica attualmente al governo della città strizza l'occhio al capitalismo estrattivo che ha accumulato ricchezza sulle spalle dei cittadini e che oggi, da buon speculatore immobiliare, cerca di capitalizzare al massimo il profitto creato sui beni della comunità. Una visione miope a nostro parere che non porterà alcun benessere diffuso Sia in questo caso che nella recente variante "Sensi Garden", anche quella commerciale-residenziale, i protagonisti sono capitalisti estrattivi. Non è un caso. Mentre non si fa nulla per sostenere l'insediamento di attività produttive la giunta sembra ben intenzionata a favorire grande distribuzione e commercio di media dimensione, in barba alle propagande a favore dei piccoli commercianti e al recupero del tessuto economico di prossimità». «Aspettiamo con ansia – chiude Rc – le prese di posizione delle associazioni di categoria e dei sindacati: oppure va tutto bene?» —C.F.
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