Il Tirreno

i bambini e la speranza 

È azzurro il primo fiocco apuano del 2021. E l’ultimo nato dell’anno è stato all’Opa

È azzurro il primo fiocco apuano del 2021. E l’ultimo nato dell’anno è stato all’Opa

Ad accogliere il nuovo anno all’ospedale delle Apuane è stato Giulio. Michele è nato invece il 31 dicembre

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MASSA. È vero: ci sono le mascherine. È vero che nonna e nonno non possono sbaciucchiarli e gli amici di mamma e papà non possono arrivare a frotte ad invadere la camera, con fiocchi, fiori e tenere tutine, ma la poesia, quella, rimane tutta. La poesia della vita che arriva, della speranza, del futuro che si fa spazio a suon di vagiti e gambine rannicchiate.

Ieri pomeriggio all’ospedale delle Apuane, è arrivato Giulio (l’ Asl non ha fornito il cognome): alle 17 e 45, ha deciso di conoscere mamma Ilaria e papà Gianmarco e di inaugurare, nel segno della speranza, il nuovo anno. Giulio sta bene, pesa 3.130 grammi e si gode gli abbracci dei suoi genitori che, originari della provincia della Spezia, hanno deciso di fargli scoprire la meraviglia della vita nel reparto di ostetricia del Noa.

Giulio ha accolto il 2021 e Michele ( anche il suo cognome non è stato indicato) ha salutato il 2020. È nato l’ultimo giorno dell’anno al centro nascita integrato dell’ospedale pediatrico apuano. Il 31 dicembre, alle 14.47, ha fatto sentire la sua voce squillante e “ si è presentato” alla mamma Alice e al papà Gabriele, entrambi sardi. 2.875 grammi di gioia, è l’ultimo nato del 2020 a Massa Carrara. Con la sua nascita, il numero dei parti al centro nascita dell’Opa nel 2020 ha raggiunto quota 83.

Due piccoli e la speranza di poter guardare l’orizzonte e intravedere il sereno, il segnale che la vita, anche in questo periodo tanto faticoso e doloroso, va avanti. È vero, si fanno sempre meno figli, e anche al Noa si registra un calo delle nascite, ma quel calo si è fatto meno importante. Nell’anno dell’epidemia, della crisi, delle paure, i figli diventano simbolo di speranza: nel 2019 sono nati 1.210 bambini e nel 2020 ne sono nati 46 in meno, per un totale di 1.164, ma la diminuzione è stato ben più contenuta rispetto agli anni precedenti. Lo conferma il dottor Roberto Marrai, primario ostretricia: «Nel 2019, rispetto al 2018, il calo è stato di 150 parti, ora si è ridotto a 46. A novembre addirittura il numero dei parti ha eguagliato quello dell’anno precedente, bambini concepiti a febbraio e marzo, quando è scoppiata la pandemia».

Un anno di mascherine, di tamponi, di visiere a coprire i volti, ma con la poesia e il potere che la nascita esercita: «Il Covid - spiega il primario - ha reso più difficoltose molte procedure. Noi abbiamo sempre garantito la presenza, accanto alla partoriente, del partner o di chiunque lei voglia con sè. Devo dire che, nonostante la tragedia del Covid, aver ridotto gli accessi in reparto ha garantito alle mamme una maggiore serenità, consentendo loro di concentrasi sul piccolino. Abbiamo verificato che l’assenza di tantissime persone in camera, ha consentito non solo agli operatori di lavorare meglio, ma ha contributo a migliorare la relazione tra mamma, papà e bambino. Abbiamo avuto meno febbri post partum ».

Tante limitazioni, quindi, ma la possibilità di recuperare una dimensione più serena per imparare conoscersi. Nella speranza che quella dimensione possa presto diventare una scelta e non più l’imposizione del virus. —C.S.

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