Italia
«Abbiamo dovuto blindare le residenze è stata molto dura per i nostri anziani»
Mussi (Anfass): la pandemia ha stravolto il nostro lavoro ringrazio il personale, ha reagito e dato il massimo
Sara Lavorini
Massa Carrara. Il Coronavirus entrato violentemente nelle nostre vite, ha condizionato la quotidianità di tutte le persone e in qualsiasi comunità.
Anche per i centri che si prendono cura dei disabili, non è stato facile adattarsi alle norme anti contagio necessarie per evitare la trasmissione del virus. Indossare la mascherina, stare a distanza senza contatti e vivere in isolamento durante il lockdown, nei diversamente abili e nelle loro famiglie ha avuto senza dubbio un impatto emotivo ancora più drammatico.
Il dottor Giuseppe Mussi, direttore generale Anffas – Onlus di Massa Carrara, ci racconta come è stata difficile la gestione del Covid-19 per tutti gli operatori e per i loro assistiti. Il virus ha portato anche all’interno dell’Anffas un cambiamento importante nelle abitudini quotidiane.
Come è cambiata la vita nei vostri centri?
«I cambiamenti provocati dall’emergenza sanitaria oltre che importanti sono stati assolutamente repentini, azzerando la possibilità di avere tempi di adattamento. I servizi diurni – spiega Giuseppe Mussi – seminternato e ambulatori, hanno avuto due periodi fondamentali. Il primo di sospensione in primavera, durante il quale ci si è attrezzati per effettuare lavori a distanza come: interventi di tele riabilitazione per bambini e bambine con disturbi dello spettro autistico utilizzando apposito materiale, colloqui di gruppo a distanza per 2-3 ragazzi e con il coinvolgimento di un operatore, blog con post tematici con video e tutorial riguardanti attività che venivano svolte, gruppi Instagram per fare comunicazioni ufficiali, videochiamate individuali con l’obiettivo di fornire accoglienza, interventi domiciliari valutando la disponibilità di spazi adeguati e dei dispositivi adatti ad escludere il rischio contagio, supporto telefonico alla famiglia, video tutorial per attività varie e laboratori di lettura.
Nel secondo periodo – continua Mussi – abbiamo lavorato per il riavvio dei servizi introducendo modifiche organizzative rispetto ad orari di frequenza con entrate ed uscite scaglionate. Sono stati riorganizzati i nuclei di attività eliminando o riducendo il più possibile le interferenze e, sono state cambiate le modalità di gestione del pranzo. Tutto nel rispetto delle norme anti Covid sempre con l’utilizzo di Dpi».
Come hanno reagito i ragazzi speciali e i loro cari, a tutte queste restrizioni e norme anti virus?
«Ancora una volta i nostri giovani, compresi i più piccini, ci hanno stupito e si sono adattati rapidamente ad una diversa organizzazione e a regole imposte.
Si sono abituati – afferma Mussi – velocemente anche a vedere il personale “bardato” con camici, mascherine e visiere indossando anche essi stessi, nella stragrande maggioranza dei casi, le mascherine. Abbiamo condiviso con loro momenti di informazione/formazione “su misura” e questo ha aiutato molto ad affrontare il momento critico.
Certamente risentono della mancanza di alcune opportunità, quali le uscite, ma hanno dimostrato comprensione e pazienza. Per le famiglie, soprattutto degli ospiti delle residenze, la situazione è un po’ più complessa perché, pur comprendendo la necessità di “blindare” le residenze, l’impossibilità di avere contatti diretti con i propri cari si fa sentire in maniera importante.
In questo contesto inesplorato e difficilissimo siamo felici di registrare una straordinaria reazione di tutto il personale che ha dato e sta dando veramente il massimo». –
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
