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«Vaccino obbligatorio negli ambienti sanitari»
Claudio Salvadori (Uil Fpl): è una questione deontologica Nelle nostre Rsa non mi risultano casi di operatori che non vogliano accettare
massa-carrara. «Cosa vuole che me ne importi dei soldi alla Pfizer? Nel contesto sanitario, personalmente, renderei il vaccino obbligatorio».
Ha pochi dubbi Claudio Salvadori, segretario Uil Fpl. «Come un pilota deve avere dieci decimi per pilotare un aereo, così un operatore sanitario oggi dovrebbe avere il buon senso di vaccinarsi». Opinione dell’infermiere Salvadori, che non è condivisa da una discreta parte di operatori sanitari nazionali. «Nella nostra Asl non ho incontrato negazionisti - Sarà un chemioterapico, però il gioco vale la candela. Le obiezioni mi sembrano un falso problema». Salvadori parla così perché, a livello personale, ha preso decisioni molto rischiose. «Nel 1984 contrassi l’epatite B. Nei mesi successivi ho assunto un farmaco di cui si diceva che aveva contribuito a mandare al Creatore migliaia di persone. Mi presi i miei rischi, sono ancora qui. Tra l’altro, uno dei pochi negativizzati all’epatite B».
Non si può banalizzare o ridimensionare, o rimuovere e stare alla sorte quando si tratta di salute, ma Salvadori mette sul piatto della bilancia la “questione deontologica”. «In termini di costi-benefici direi che non c’è da stare a discutere». Ha letto i commenti alle vaccinazioni dei primi medici e infermieri? Qualcuno ne auspicava l’isolamento per un tot di giorni. «E perché uno non può tornare subito al lavoro? Non è mica un vaccino radioattivo». Ha notizie di operatori sanitari delle Rsa che hanno scelto di non aderire? «Nelle nostre Rsa più grandi - Regina Elena, Aurora, quelle della Compass - non mi risulta. A livello regionale hanno già dato la propria adesione 8.700 operatori su 11mila. Non ci sono casi di rifiuto come in Lazio e Piemonte». —
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