Italia
Ancora deserta l’asta giudiziaria per l’ex colonia Ettore Motta
Il prezzo base sceso negli anni da 9 a 2,7 milioni di euro ma nessuno si è fatto avanti. E resta la prelazione Bogazzi
MASSA. Come un romanzo a puntate, anche se ogni puntata ha la stessa trama e lo stesso finale: lo scorso 10 dicembre, alle 10,30, è andata deserta, per l'ennesima volta, l’asta giudiziaria che vedeva in vendita la storica colonia Ettore Motta di Marina di Massa. Nessuno si è presentato. Nessuno la vuole comprare, nonostante il prezzo continui a calare: a questo giro, con 2,7 milioni di euro, ci si portava a casa un bene immobiliare e storico che all'origine valeva, secondo le stime dei curatori, circa 9 milioni di euro, mentre oggi soltanto 3,6 milioni.
Quando le aste per la Ettore Motta iniziarono ad andare deserte (la prima fu nel 2017) si pensò fosse una strategia per far calare il suo prezzo di mercato e permettere così un buon affare all'unico imprenditore (della zona) un tempo interessato ad investire sulle colonie marine, ovvero l'armatore carrarese Enrico Bogazzi. Ma arrivati quasi al 2021, con una base d'asta già inferiore ai 3 milioni di euro, o la strategia è un'altra, o l'interesse è sfumato. Incognite da mettere in relazione anche con la crisi del turismo provocata dalla pandemia. D'altra parte, c’è anche da tenere conto delle condizioni della ex colonia. Si legge nella perizia allegata all'asta di vendita: “L'immobile si trova da tempo in totale stato di abbandono e attualmente versa in pessime condizioni risultando pressochè fatiscente, condizioni che ne impediscono qualsiasi tipo di utilizzo, se non previa esecuzione di un radicale ed importante intervento di ristrutturazione di ogni sua parte interna, esterna ed impiantistica”. La perizia però ammette anche che il Comune di Massa si è dotato negli anni degli strumenti urbanistici utili per la sua ristrutturazione, il che non è poco. I compratori, in pratica, sono messi a conoscenza del fatto che “è ammesso l’intervento di recupero e ristrutturazione della colonia in esame, con destinazione d’uso turistico/ricettivo, commerciale, direzionale e residenziale, da eseguirsi mediante debito Piano Attuativo convenzionato”.
Difficile dire se i “numeri” della Ettore Motta ingolosiscano ancora possibili acquirenti: 35.403 metri quadrati di cui circa 7.046 di superficie coperta, 1.040 di piscina scoperta e 15.134 di pineta a 2,7 milioni di euro, secondo l'ultima base d'asta. Ancora troppi, probabilmente, per investire in una struttura ormai fatiscente, abbandonata da decenni e coperta di rovi. Irriconoscibile, per chi se la ricorda ai tempi degli antichi splendori marittimi di tutte le colonie del litorale massese. La Colonia Ettore Motta fu ceduta da Edison, negli anni Novanta, alla Residence Pineta srl che a sua volta la vendette alla Ve.Ca di Roma, per 7 miliardi e 300 milioni di lire. Quando l'azienda romana fallì entrò in scena l'armatore carrarese Enrico Bogazzi che, tramite la Csc Logistica Srl, controllata dalla Porto di Carrara Spa, si fece carico del fallimento della Residence (che frattanto era tornata in possesso della colonia) con un concordato fallimentare messo a punto dal tributarista Giulio Andreani, pagando il passivo della srl ed esponendosi per oltre 5 milioni di euro. In base agli accordi, nel caso non si trovi un acquirente, o nel caso in cui la Motta venga veduta ad un prezzo inferiore ai 5 milioni di euro, la Csc diventerebbe piena proprietaria della colonia, in caso di vendita ad un prezzo maggiore, cosa a questo punto molto improbabile visto come stanno andando le aste, Bogazzi otterrebbe invece un ritorno economico. —
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