Il Tirreno

amici a quattro zampe 

E con il Natale il canile si svuota «Adottate, è un’emozione unica»

E con il Natale il canile si svuota «Adottate, è un’emozione unica»

Il racconto di Costantino Paolicchi: io e mia moglie avevamo da poco perso il nostro labrador. Conquistati da una piccola setter abbandonata, ora è con noi

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mulazzo. Nei giorni scorsi diverse persone (anche genitori con i loro bambini) sono andate al canile comprensoriale di Mulazzo per cercare un amico a quattro zampe da adottare, per farlo diventare membro a tutti gli effetti della propria famiglia. E siccome le regole anticovid vanno rispettate, in molti sono stati invitati dai responsabili del canile a prendere appuntamento per un altro giorno, a tornare, per essere assistiti nel migliore dei modi nella visita della struttura e nell’incontro con gli ospiti che attendono un’adozione. E le adozioni sono state molte negli ultimi tempi, tanto che il numero degli animali accolti nel canile è calato ai minimi storici.

«Sarà il Natale che riesce ancora ad intenerire le persone, nonostante tutto; sarà il passaparola, saranno le foto struggenti dei cani adottabili: fatto sta - racconta Costantino Paolicchi - che ho potuto incontrare al canile di Groppoli una giovane signora di Milano che era venuta apposta per adottare due femmine, che da dieci anni attendevano un’anima buona che le portasse con sé. E avreste dovuto vedere la felicità di quelle due creature, l’improvvisa allegria e la vitalità che esprimevano, l’ansia di salire in macchina e di avviarsi verso una nuova vita».

«Credetemi - è l’invito di Paolicchi - se volete farvi un regalo adottate un cane, ma non perché un cane equivalga ad un oggetto o ad un bene di consumo di quelli che a Natale compriamo compulsivamente. Adottare un cane che vive in un canile, anche in un canile modello come quello di Groppoli di Mulazzo, è una nobile azione, un gesto bello e saggio perché questi animali sfortunati, spesso con un vissuto doloroso per abbandoni e maltrattamenti, sembrano sempre in attesa di qualcuno che li prenda amorevolmente con sé. Scrivo queste cose - spiega - perché sto seguendo una procedura di adozione proprio presso il canile comprensoriale di Groppoli di Mulazzo. E sono orgoglioso di constatare che nel Comune in cui risiedo, a poche centinaia di metri da casa mia, esiste una struttura così ben organizzata, così ben gestita, dove i responsabili (tra cui Stefania Fantoni, dipendente dell’Unione dei Comuni, e Michela Montali, della Cooperativa che opera nel canile, bravissime!), gli addetti ai servizi, i veterinari e i volontari tutti operano con una disponibilità e una serietà, con un’attenzione e una sensibilità che fa loro onore e che depone a favore, una volta tanto, di questa umanità sempre più incattivita, alla disperata ricerca di sé stessa».

«Mi sono deciso a recarmi al canile alla metà di novembre, pochi giorni dopo la perdita dell’amatissimo, indimenticabile amico Zelo, un labrador che ha riempito la nostra vita, che ci ha accompagnati per un buon tratto. Mi sono intenerito davanti alle gabbie di Tyson, di Marley, di Lilly, di Jacky, di Chivas, di Linus, di Dado, dei tanti cani che attendono di trovare una famiglia a cui dedicarsi per il resto dei loro giorni. Ed ho incontrato una giovane setter da poco entrata in struttura, abbandonata, denutrita, spaventata. Senza microchip, senza neppure un nome. Ci siamo riconosciuti subito. Con mia moglie abbiamo deciso di chiamarla Titta, in ricordo di una cagnetta che tanti anni fa mi voleva bene e che non avevo mai dimenticato». —

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