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Il Pd all’attacco sugli agri marmiferi: stravolta la legge
La nota del gruppo consiliare e della segreteria comunale
Massa. Mentre c’è un’azienda, la Caldia di Andrea Franzoni che con una causa in tribunale cerca di far diventare privata la cava Rocchetta Caldia, in una nota articolata il Gruppo consigliare del Pd di Massa (il capogruppo Gabriele Carioli) e la segreteria comunale Pd (segretario Norberto Riccardi), criticano punto per punto l'approvazione del Regolamento degli Agri marmiferi.
«Con questo regolamento proposto e votato a maggioranza dalle destre - scrivono - si è persa per il nostro territorio l'occasione “storica” di mettere finalmente delle regole all’iniziativa privata per avviare, coerentemente con i principi che hanno ispirato la Legge regionale toscana 35/2015, un percorso di sviluppo compatibile con la tutela dell’ambiente e del territorio».
A detta del Pd di Massa, «Il regolamento appena approvato stravolge la filosofia della legge regionale nata per programmare in una visione d’insieme regole univoche per il corretto uso della risorsa marmo. Le ragioni che hanno portato il Partito Democratico a votare contro, insieme a tutte le forze di minoranza sono molteplici e articolate».
Le ragioni del no
«Non si è colta l'importanza strategica di sviluppare la filiera corta, legandola alla durata delle concessioni, in maniera da tutelare la produzione in loco, l'occupazione e consentire così di ridare slancio ai laboratori del comprensorio apuo-versiliese». E ancora: «Il regolamento, nella sostanza, privilegia di fatto concessioni di 25 anni senza chiedere un reale sforzo da parte degli stessi concessionari in termini di incremento dell'occupazione, di tutela e sicurezza del lavoro e di salvaguardia ambientale. In pratica l'amministrazione ha scelto di fissare parametri molto inferiori a quelli previsti dalla 35, decisamente comodi per i destinatari delle concessioni». «È stata inserita la possibilità di trasferimento della concessione dal titolare alle società ad esso collegate. Non è stato inserito nessun riferimento al divieto di apertura di nuove cave che, per quanto sia materia dei Pabe, avrebbe potuto essere collocato tra gli obiettivi generali del regolamento».
Il nodo beni estimati
Secondo il Pd, «Risulta strana e incomprensibile l'introduzione di una norma che fa balenare la pericolosa ipotesi di beni estimati, cioè sono previste cave private anche a Massa. Ed è stata inserita la possibilità di deroga a tutte la concessioni esistenti senza vincolarle al comma 3 art.20 della 35 che invece prevede questa possibilità in un caso ben circonstanziato e condizionato di premialità per chi alimenta la lavorazione in loco». «Sulle nuove concessioni è stato deciso di assegnare a tutte la massima durata di 25 anni vincolando ad un esiguo 25% di materiale da taglio estratto destinato alla lavorazione in loco». Il Pd aggiunge: «È stato bocciato un nostro emendamento, specifico, che prevedeva di presentare all’interno del Piano triennale delle opere pubbliche, progetti avente come oggetto il recupero delle aree montane e dei paesi a monte. Dal punto di vista politico alle forze di minoranza sono state bocciate tutte le proposte di emendamento che avevano l'obiettivo di riequilibrare la programmazione del settore estrattivo nella visione prevista dalla legge regionale finalizzata a garantire uguali opportunità tra le imprese del settore».
«Infine, sono apparsi spesso confusi e privi di riferimenti normativi i pareri tecnici che tendevano a limitare il dibattito politico. Un’annotazione riguarda l'anomala attribuzione al Consiglio Comunale di competenze, che per la legge 35 art 35, vengono assegnate agli uffici tecnici e ai suoi dirigenti, in particolare in relazione alla definizione dei bandi», concludono i firmatari, Gabriele Carioli Capogruppo Pd e il segretario comunale Pd di Massa Norberto Riccardi.
R.M.
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