Il Tirreno

Massa, una causa per rendere una cava privata

Massa, una causa per rendere una cava privata

La società Caldia cita in tribunale il Comune di Massa

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Massa. Anche a Massa c’è un tentativo di far diventare una cava di proprietà, introducendo quindi il concetto di bene estimato che al momento esiste solo nella vicina Carrara. Non a caso è un imprenditore carrarese a portare avanti il tentativo, Andrea Franzoni, titolare della concessione della cava Rocchetta Caldia. Per ottenere questo obiettivo, la società dell’imprenditore ha citato in tribunale il Comune di Massa, attraverso un atto con il quale la società Caldia intende accertare «la piena proprietà» su alcuni agri marmiferi. Ovviamente, il Comune la pensa in modo diametralmente opposto. Fatto sta che ora l’imprenditore chiede che sia un tribunale a decidere, e quindi potrebbe essere anche un precedente. Il Comune sarà difeso dall’Avvocatura del Comune.
Le aree degli agri marmiferi sono, come si legge dallo stesso Regolamento approvato ad inizio mese, «beni indisponibili del Comune, inalienabili ed imprescrittibili»; tuttavia, nel vicino comune di Carrara esiste da 270 anni una particolare fattispecie di cave: i beni estimati, ovvero quel complesso di cave che non sono del comune, bensì di privati, che dal 1 febbraio 1751 vengono acquistati e venduti alla stregua di altri immobili. E come su altre tipologie di immobili, il Comune non può pretendere canoni, sarebbe come se il Comune andasse a chiedere l’affitto sulla casa di un privato cittadino. Questo quindi cosa comporta? In primis che il proprietario della cava gode di una tassazione inferiore rispetto a quelle pubbliche date in concessione, e secondo che il Comune non riceve canone di concessione. Nella discussione in consiglio comunale, sull’articolo relativo agli altri beni, il consigliere pentastellato Paolo Menchini aveva chiesto «l’abrogazione di tutto l’articolo. Gli altri beni sono quelli dei privati, come i beni estimati di Carrara ma che a Massa non esistono. Onde evitare equivoci togliamolo». Anche il consigliere Volpi si poneva la stessa domanda, sul perché inserire questo articolo, che successivamente in fase di voto l’ha definito come «un cavallo di Troia per il riconoscimento dei beni estimati». Il sindaco, motivando il parere contrario all’abrogazione, aveva spiegato che «non è automatica la connessione di “altri beni” ai beni estimati. Il primo articolo del Regolamento premette che gli agri marmiferi sono tutti di proprietà del comune, non ci possono essere agri di privati. Per “altri beni” si intendono situazioni pertinenziali, di viabilità o di altra natura che possano esistere all’interno di siti o bacini estrattivi come diritti reali di proprietà privata».
 

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