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Il commercio e la pandemia: a cosa che mi manca più di tutte è il contatto, è la stretta di mani
Henry Caffaz un nome e una garanzia quando si parla di vendita di abbigliamento, per lui una lunghissima tradizione di famiglia
Alessandra Poggi
CARRARa. Consiglia di comprare giocattoli al posto dei pigiami, gli manca il contatto con il cliente e dice di non ricordare una situazione così terribile.
Parliamo di Henry Caffaz il titolare di uno dei negozi storici di via Roma, lui che per usare un luogo comune dietro al banco c'è scresciuto. Uno che il commercio lo conosce come le sue tasche, perchè lo ricordiamo la sua famiglia, i Caffaz, vendono in città da oltre cent'anni. Insomma, parliamo di una persona che ha vissuto le molte stagioni del commercio carrarese: dal periodo d'oro degli anti Ottanta fino ai nostri giorni. «In quarant'anni di attività non ho mai visto una situazione come quella di adesso - racconta Caffaz - ho sempre girato per le aziende e non ho memoria di una situazione così terribile. Dallo scorso anno i rifornitori hanno ridotto la produzione del trenta per cento, a volte è difficile se non impossibile reperire la merce. Questo andrebbe bene se vendessi discorsi, ma vendo abbigliamento. E' proprio cambiato il modo con cui pensavano i fornitori, parlo delle grosse aziende, ci sono scaffali vuoti, molti hanno lasciato i dipendenti in cassa integrazione, la produzione come detto è scesa di un trenta per cento. Io mi muovo ogni settimana e vedo molti scaffali vuoti, non hanno più niente e una rincorsa. Questo è il lato peggiore».
Tutto è cambiato, a lei cosa manca di più?
Non ho dubbi il contatto con i clienti. Ero abituato a stringere le mani, ad abbracciarli, io sono fatto così, ma adesso non si può più fare e questa cosa mi manca molto. Però sono fiducioso passerà, come sono passate tutte le pandemie e si ripartirà. Ci deve pur essere la luce alla fine del tunnel.
Parliamo di obiettivi, il suo qual è?
L'obiettivo per tutti noi è reggere e sopravvivere, in questo momento c'è chi ha le spalle un po' più coperte, si fa per dire, e chi meno. Io sono fortunato perchè sono sulla piazza da una vita e il fondo è mio, ma ho dovuto intervenire più volte con fondi personali, però sono fiducioso. Finirà e ripartiremo.
Cosa ne pensa del fatto che avevano chiuso l'abbigliamento per adulti?
Una cosa assurda. Ok bloccami gli ingressi ma non poter vendere un pullover è assurdo. Cosa cambia dal vendere un reggiseno, un paio di mutande o una felpa. E' uguale però mi impedisci di lavorare. Io sono rimasto aperto perchè vendo cose da bambino e intimo.
Come stanno reagendo i suoi clienti?
C'è molta paura a volte succede che ti avvicini per fargli vedere un capo e vedi le persone che arretrano. Si tratta di una paura giusta e giustificata. Poi ci sono quelli che se gli dici di disinfettarsi le mani sbuffano. Anche nel commercio c'è un po' di fritto misto. Ma le regole vanno rispettate.
Come si preannuncia il Natale?
Già c'era crisi prima, quest'anno è il colpo di grazia. Manca la voglia di fare i regali. Giusto qualche pensierino. Non c'è chi viene e compra il regalo per tutta la famiglia. Natale è il mese in cui si lavorava di più, quest'anno si vende qualcosa in più rispetto ai mesi normali, ma siamo sotto di un sessanta per cento rispetto agli anni scorsi. Manca la voglia di fare i regali, le persone sono giù di morale.
E il settore bambini?
Io consiglio di comprare dei giocattoli al posto di un pigiamino. I bambini sono sempre chiusi in casa e hanno bisogno di spensieratezza, di giocare.
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