Il Tirreno

Il commercio ai tempi del covid. Le voci dei negozianti: il nostro punto di forza è stato il rapporto umano con tutti i nostri clienti

Alessanda Vivoli
Il commercio ai tempi del covid. Le voci dei negozianti:  il nostro punto di forza è stato il rapporto umano con tutti i nostri clienti

Luca Rossi vende scarpe da 37 anni e il suo negozio  nel cuore di Marina è uno dei punti di riferimento per lo shopping 

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Alessanda Vivoli

MARINA DI CARRARA. Vende scarpe da 37 anni. Ha cominciato, in punta di piedi, quando ne aveva 17. «Insomma oggi, a 54 anni - scherza Luca Rossi - sarei già da pensione».

Ma, in realtà di abbandonare il negozio (e le sue amate scarpe) Luca Rossi non ne ha fatto intenzione: il suo è un negozio storico. Ha aperto i battenti nel 1968 ad Avenza dove è rimasto per un anno e mezzo prima di trovare la sede definitiva, in vai Genova, proprio nel cuore di Marina di Carrara dove Luca ha messo il suo imprinting dal 1993 con la gestione unica.

Luca Rossi è uno dei commercianti storici, uno dei “pilastri” dello shopping apuano e non solo e a una settimana dalla riapertura (dopo l’uscita dalla zona rossa) parla a cuore aperto del momento che sta attraversando il commercio. Delle prospettive per il futuro e di come, con la pandemia tutto suia profondamente cambiato.

Luca come avete affrontato la nuova chiusura legata alla zona rossa, quella da cui siamo usciti solo da pochi giorni?

La risposta è nel made in Italy, nel piccolo e nel fatto a manbo di qualità.

Il nostro negozio ha affrontato questo periodo complicato cercando di avere meno magazzino, meno merce quindi, e trattando con le aziende, piccole e medie, abbiamo cercato una organizzazione diretta calibrasndo ordini ed eventuali riassortimento.

Qual è stato il punto di forza?

È molto semplice. È stato il rapporto umano il nostro punto di forza. Il trattare direttamente con i nostri fornitori, con chi le scarpe le produce e con cui abbiamo fortuna di parlare personalmente. Questo ci ha consentito di tenere botta.

Che momento sta vivendo il commercio?

È un momento davvero particolare che ha ridotto in maniera drastica il mercato. Ma questo non è solo per l’emergenza sanitaria: si è moltiplicata l’offerta legata alla globalizzazione, sono diventati sempre di più gli outlet, i negozi monomarca ed è aumentata esponenzionalmente la vendita on line.

Non è facile reggere il colpo. Abbiamo dovuto cambiare la gestione del negozio.

Come si è ripartiti?

Si riparte quasi da zero, con un nuovo modello di business. Noi abbiamo sempre privilegiato il prodotto italiano e continueremo a puntare su quello. Nel tempo abbiamo capito che la grande artigianalità e i prodotti di nicchia possono davvero rappresentare il futuro. E questo anche perché ci permette di gestire gli ordini, di lavorare con chi ha magazzino.

Ma non è solo questo. La nostra clientela apprezza la qualità e il valore aggiunto di prodotti fatti in Italia. In un momento come questo per noi è stato importante avere la piena comprensione della nostra scelta.

Come sono cambiati gli acquisti in questi lunghi mesi alle prese con lock-down e emergenza sanitaria?

Il cambiamento c’è stato. Le scelte oggi sono fatte inseguendo la praticità, ma un confort coniugato con l’eleganza che consenta di essere sempre a posto, e allo stesso tempo, di avere ai piedi una scarpa “buona”.

E della politica dei saldi cosa pensa?

Trovo assurdo la politica dei saldi tutto l’anno. Ci vorrebbe un periodo definito per tutti, e la possibilità poi, per ciascuno, di declinarlo nella parte della stagione che preferisce. Penso comunque che saldi per troppo lunghi periodi non possano essere “veri”. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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