Il Tirreno

«E ora rivedere le procedure di affido»

Manuela D'Angelo
«E ora rivedere le procedure di affido»

La richiesta dell’avvocato di una mamma: «D’obbligo aprire i fascicoli decisi con le relazioni di quella comunità»

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Manuela D'Angelo

Massa-Carrara. Dopo la denuncia presentata da una mamma livornese ai Carabinieri di Massa, per le violenze subite dalla sua bambina all'interno di Casa Sonrisa a Massarosa, scrive il suo avvocato, Francesco Miraglia, del foro di Modena, aprendo un nuovo capitolo della vicenda: quello sulla legittimità delle procedure di affido messe in atto dalla Serinper (i titolari della cooperativa oggi sono sotto inchiesta per corruzione, maltrattamenti e traffico di influenze illecite). «Lividi e graffi profondi sul corpo di una bambina di due anni, manovre di contenimento violente per farla smettere di piangere e l’obbligo a fare la doccia fredda perché mancava l’acqua calda»: così aveva denunciato nei giorni scorsi ai Carabinieri di Massa la donna, ormai uscita dalla comunità Serinper, ma che da tempo chiede giustizia per i suoi due figli. «Figli che le sono stati strappati in tenerissima età e sono stati dichiarati adottabili sulla base di relazioni e accuse campate per aria» dice l'avvocato Miraglia, che oggi ha ripreso in mano le pratiche di affido partite da casa Sonrisa per entrambi i figli della mamma livornese. La donna aveva già avuto modo di denunciare alcuni comportamenti commessi dagli operatori della comunità: «Dicevano alla bimba- rivela l'avvocato- che i suoi genitori (pur vivi e vegeti) erano in cielo e le educatrici avevano addirittura cambiato il nome al fratellino, sostituendo quello arabo che i genitori avevano scelto per lui con uno italiano. Una sorta di lavaggio del cervello per eliminare loro ricordi e identità e per prepararli alla vita con una nuova famiglia. Incuranti del fatto che la loro famiglia di origine ha risolto i suoi problemi iniziali e li rivuole con sé». «Questa triste vicenda- dichiara l’avvocato Francesco Miraglia, al quale questa famiglia si è rivolta - rappresenta un altro spaccato della realtà della giustizia minorile in Italia. Alla luce dell’inchiesta, mi pongo un legittimo interrogativo: tutte le dichiarazioni di abbandoni emanate sulla base delle relazioni stilate da queste comunità che fine faranno?». Il dubbio, a seguito dell'inchiesta, era sorto anche a molte mamme che più volte hanno raccontato al Tirreno di relazioni dei Servizi Sociali "fasulle" che le mettevano appositamente in cattiva luce, "infondate", "con l'obiettivo di farle risultare cattive madri" e quindi poi di togliergli l'affidamento. «Chiediamo che tutti i fascicoli decisi tenendo conto delle relazioni provenienti da queste comunità vengano rivisti».

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