Il Tirreno

Portale dei Partigiani, il caso Apuania diventa un’eccezione

Partigiani a Carrara il 25 aprile del 1945, foto archivio
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Partigiani a Carrara il 25 aprile del 1945, foto archivio

Massa-Carrara, sotto esame gli ex aderenti alla Repubblica sociale poi protagonisti della Resistenza, vale l’autorizzazione del Cln

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MASSA-CARRARA. L’Istituto nazionale Ferruccio Parri, presieduto da Paolo Pezzino, già docente ordinario di storia contemporanea all’Università di Pisa, ha presentato il portale internet “Partigiani d’Italia” (partigianiditalia.beniculturali.it), in cui si possono consultare, insieme ad altri materiali di approfondimento, le schede digitalizzate dei partecipanti alla guerra di Liberazione, conservate all’Archivio centrale dello Stato nel fondo “Archivio per il Servizio riconoscimento qualifiche e per le ricompense ai partigiani (Ricompart)”. Si tratta delle schede prodotte dalle 11 Commissioni regionali “per il riconoscimento della qualifica di partigiano”, istituite dall’articolo 1 del decreto legislativo luogotenenziale n. 518/1945 e nominate dal presidente del Consiglio dei ministri su designazione del ministero dell’Assistenza post-bellica, di quello della Guerra e dell’Anpi. Sul portale attualmente sono pubblicate le schede delle Commissioni Campania, Emilia-Romagna, Estero, Lazio, Liguria, Marche e Piemonte. Entro il prossimo 25 aprile verranno pubblicate quelle di Lombardia, Toscana ed Umbria. Nel 2021 saranno disponibili anche le schede redatte dalle restanti Commissioni. Sull’attività della Commissione toscana, però, operante dal 1945 al 1949 con sede a Firenze, il portale ospita già una sintesi della storica Isabella Insolvibile, che riporta informazioni interessanti anche sul passaggio alla Resistenza di molti giovani ex fascisti apuani.
«Tra il 27 dicembre 1945 e una data di poco successiva al 17 giugno 1949 -ricorda la studiosa- la Commissione toscana tenne circa 600 sedute. Compito primario della Commissione toscana, come delle altre, -spiega la Insolvibile- era proprio l’esame delle pratiche per l’attribuzione dei riconoscimenti (ai partigiani, ndc); in una fase successiva si procedette anche all’analisi dei ricorsi». Tuttavia, precisa la storica, la Commissione, su richiesta del ministero dell’Assistenza post-bellica, si occupò «anche del tema relativo all’eventuale “indegnità” dei riconosciuti partigiani”, che “rientrava pienamente nella valutazione di coloro che, prima di aderire a formazioni partigiane, avessero fatto parte, per le più svariate ragioni, di formazioni repubblichine». La Insolvibile ripercorre il dibattito sulla questione all'interno della Commissione toscana, ricordando la posizione del montignosino Pietro Del Giudice (1914-2000), religioso dell’ordine dei domenicani passato allo stato laicale, comandante partigiano del Gruppo patrioti apuani e primo prefetto di Massa-Carrara dopo la Liberazione, insieme a quella di Adalberto Croci, rappresentate del ministero della Guerra e presidente della Commissione dal 12 luglio 1948 al 6 novembre 1949.
«In alcune zone della Toscana -scrive la storica- come quella di Apuania, notava il commissario Del Giudice, questo fenomeno aveva riguardato quasi tutti i giovani in età di leva, soprattutto nei mesi immediatamente successivi all’armistizio, giovani che poi erano divenuti elementi importanti e valorosi della Resistenza. Tra loro figuravano anche persone per le quali si richiedevano le più alte onorificenze. Alcuni commissari, in particolare Croci, -prosegue la Insolvibile- erano in ogni caso del parere che la gran parte degli ex aderenti alla Rsi fosse entrata nella Resistenza solo per “fini riabilitativi”, e raccomandava di giudicare senza eccessiva “longanimità”». Alla fine la Commissione decise «di dichiarare al Ministero che, per quanto riguardava la Toscana e con l’eccezione della zona di Apuania, sarebbero stati considerati indegni tutti coloro che si erano arruolati volontariamente nelle formazioni fasciste e naziste, a meno che tale arruolamento non fosse stato esplicitamente autorizzato dal Cln o dai comandi di formazione». Ad ogni modo, nei confronti di chi aveva collaborato con i nazi-fascisti, in particolare facendo il doppio gioco, si raccomandavano estrema severità ed approfondite indagini, «relative anche ai comandanti che avevano autorizzato tali pratiche. I dibattiti interni alle Commissioni -conclude la Insolvibile- furono senza dubbio uno dei primi banchi di prova e di discussione su ciò che sarebbe diventata l’interpretazione, storiografica, ma anche giuridica, della Resistenza, in tutti i suoi aspetti».
David Chiappuella

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