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«Indagine in procura archiviata, in discarica limiti rispettati»
I vertici di Programma Ambiente Apuane annunciano la decisione della procura di Massa «Il sito va considerato una risorsa, non un problema»
montignoso. Si chiude con un’archiviazione il procedimento per inquinamento ambientale aperto contro la società Programma ambiente apuana, gestore della discarica ex Cava Fornace. Ad annunciarlo è Gustavo Giani, da poco presidente della società: «Con piacere ne diamo notizia, l’ordinanza è stata emessa dalla procura della Repubblica del tribunale di Massa. Con questa richiesta di archiviazione, si stabilisce una volta per tutte che la discarica opera in modo preciso e puntuale, senza problematiche di tipo ambientale, sia per quanto riguarda l’inquinamento all’acqua, al terreno e all’aria».
Il gip aveva predisposto, con una perizia, l’approfondimento ha comportato anche carotaggi sul terreno, la verifica sul possibile inquinamento ambientale dell’ex Cava Fornace, a Montignoso. La decisione risale all’aprile del 2019 e i rilievi sono durati diversi mesi, con ripetute verifiche sul campo da parte dei periti.
Entra nel dettaglio l’amministratore delegato Sandro Lascialfari: «Rispetto ai rilievi che il gip aveva disposto, cioè un approfondimento tramite periti del tribunale, è stato analizzato il potenziale inquinamento nelle diverse matrici (aria, suolo e acque). Dalle analisi condotte dai periti quello che emerge è che non c’è nessun tipo di inquinamento che possa derivare dalla discarica. Tutto è stato gestito nel rispetto delle norme e della normativa regionale e nazionale. Per questo ora crediamo che il sito deve essere visto come una potenziale risorsa da parte del territorio e non più come un problema».
Esiste infatti un comitato che da diversi anni lotta per chiedere la chiusura del sito, lamentano soprattutto il mancato rispetto dell’Aia (autorizzazione integrale ambientale). Secondo il comitato il conferimento di amianto supererebbe i limiti consentiti. Sul punto smentisce ancora Lascialfari: «Il rapporto previsto è 70/30, 70 dei conferimenti da terre e materiali inerti e il 30 da amianto. C’era stato contestato che avevamo sforato. Invece anche quello è stato considerato nei limiti». —
L.R.D.
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