Il Tirreno

il rapporto economiA 

Meno 50%: l’ export va a picco Crollano le vendite del marmo

Luca Barbieri

Complice la pandemia Covid è crisi nera, come non accadeva dal 2009Dino Sodini: non sappiamo ancora se gli antidoti in campo saranno efficaci

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carrara. L'export apuano a picco, con un calo di oltre il 50 per cento, e il lapideo sfiora i meno100 milioni di euro di vendite nel primo semestre dell'anno.

Lo ripetono i ricercatori e i vertici della Camera di Commercio di Massa Carrara e dell'Istituto di Studi e Ricerche mentre snocciolano i dati del Rapporto Economia Intermedio 2020 della provincia: «Il calo dell'export ci preoccupa, una volta archiviata la pandemia bisognerà ripensare ai nostri modelli».

Sì, fanno notare dalla conferenza virtuale, perché il valore delle esportazioni in provincia segna un vertiginoso meno 53,4 per cento nel primo semestre del 2020: «In valore assoluto si sono persi circa 670 milioni di euro», dettaglia il rapporto che fissa, come metri di paragone, il dato toscano e quello nazionale per un meno 15,4 e meno15,3 per cento, rispettivamente. «670 milioni...parliamo del 15 per cento del Pil, della nostra ricchezza», misurano nel dettaglio Massimo Marcesini e Daniele Mocchi, ricercatori Isr, mentre illustrano tabelle e percentuali. Export e anche marmo, con il lapideo apuano da sempre abituato a confrontarsi con uno scenario globale. «Il settore sconta il blocco iniziale dei mercati indiani, cinesi, dove è diretto molto del nostro export di pietra grezza, poi quello di mercati di riferimento, come quello statunitense», fotografano i ricercatori su quei 100 milioni di euro in meno di vendite per il primo semestre del 2020 (mentre la produzione carrarese dei blocchi è in ripresa, come scriviamo a parte). Sono 37 i milioni di euro dunque persi a Massa Carrara per la pietra lavorata che diventano, per la grezza, 58 milioni: quasi 100 milioni di euro. L'export e il marmo tra i focus di un rapporto ai tempi del Covid che mette nero su bianco preoccupazioni e riflessioni: «I dati sono migliori se rapportati a quello che si prevedeva ad aprile come impatto della pandemia; stiamo andando male comunque: penso al commercio, al turismo, alla ristorazione. È una crisi mai vista e non sappiamo ancora se gli antidoti in campo saranno efficaci», riflette il presidente della Camera di commercio Dino Sodini, per un rapporto che è fatto «quasi soltanto di ombre, con una crisi simile a quella del 2009. La riflessione è se la crisi per alcuni settori è strutturale o congiunturale e cioè determinata dalla pandemia in atto», aggiunge Vincenzo Tongiani, presidente dell'Isr. E così, se, ragionano gli addetti ai lavori, i veri effetti della pandemia si vedranno – ovviamente con differenze tra settori – solo nei rapporti consuntivi (e se i dati ufficiali della disoccupazione arriveranno nei prossimi mesi), l'indagine previsionale tra gli imprenditori rileva, per il trimestre novembre 2020-gennaio 2021, anche il crollo della domanda di richiesta di lavoratori: 20% in meno (540 lavoratori). Una ripresa? «Ci sarà nel 2021, ma con una crescita lenta», è la replica, con il meno11,2 per cento di “ricchezza prodotta” in provincia nel 2020 (meno 7 e meno 6,5 per cento sono i dati regionali e nazionali) a cui la stima fa seguire un +5,2 per cento nel 2021 che cala però già nel biennio successivo. —

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