Italia
Don Raffaello: «Le sentenze le emette solo il tribunale, ma sfruttare i più deboli è una vergogna»
Il parroco del Duomo di Carrara sull’inchiesta "Accoglienza": la giustizia farà il suo corso, ma non si sfruttano le persone fragili per il proprio egoismo
CARRARA
«Non entro nel merito della vicenda, sarà il Tribunale a dare giudizi, non certamente io. Sul piano teorico, morale, però - basandomi su quel che ho letto dai giornali - posso solo dire che chi approfitta dei più deboli, degli indifesi, per far carriera commette un doppio crimine».
Sul quadro accusatorio dell'inchiesta della procura di Massa sulla cooperativa Serinper, don Raffaello Piagentini, parroco del Duomo di Carrara, non vuole entrare. Non parla delle carte e di capi di imputazione. Sarà la giustizia a fare il suo corso, spiega dunque quello che è un vero punto di riferimento per la comunità carrarese (non solo cattolica). Si sente di dare “solo” un giudizio morale, sul piano teorico come ci ripete, perché lui, sottolinea, parla quando sa le cose, anche in maniera schietta, senza girarci intorno.Ecco perché parte da una premessa ben chiara questa volta: «A me piace parlare soltanto quando conosco le questioni in maniera approfondita – dice il don – Non è questo il caso, perciò parlo riferendomi ad un quadro che è puramente teorico, senza riferirmi cioè nello specifico all'inchiesta (denominata “Accoglienza”, ndc), non conoscendo i fatti... E lo faccio perciò senza giudizi sulle carte, per certe vicende quelli non li fornisce davvero don Raffaello, ma il tribunale; quindi quello che posso dire è che intanto bisogna far lavorare gli enti preposti, la Procura», riflette il parroco del Duomo carrarese. Archiviata la premessa, da qui in poi si sposta su un'altra prospettiva: che è «morale, teorica», come la definisce, perché – commenta il parroco – «se quanto leggo e ho letto dai giornali in questi giorni venisse confermato, che so io, anche per la metà della metà rispetto a quello che sto sentendo, beh, rimanendo sempre in quel già detto quadro teorico e sul piano etico-morale, ma aggiungo anche civile e amministrativo, è una vergogna».
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.39653561:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.39653561:1652793589/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
E continua ancora: «Se così fosse, se il quadro accusatorio appunto venisse confermato anche nelle successive sedi opportune, sono notizie che ti fanno veramente rimanere tanto male...». E poi don Raffaello Piagentini, 82 anni, buona parte dei quali spesi per dare una mano ai bisognosi, si sofferma sui “perché” delle sue parole. Per farlo prende in prestito, come fa spesso, i versi e le allegorie dantesche, presenti nella Divina Commedia. E stavolta “scomoda” la lupa che nell'inferno dantesco rappresenta, allegoricamente, la cupidigia e l'avarizia (ovviamente il sacerdoteripete a memoria passo dopo passo il testo). E , alternando l'immagine dell'insaziabile lupa dantesca, ribadisce: «A prescindere dallo specifico caso, servirsi dei più deboli, dei minori, di persone che non possono difendersi, e farlo per egoismo, per avvantaggiare la propria carriera, ecco è una nefandezza su più piani; una vergogna. Approfittarsi dei deboli, di chi non ha tutele, di persone con problematiche per arricchire la propria carriera, è un crimine doppio», conclude il don. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
