Il Tirreno

«Da due settimane non riesco a parlare con mia madre ricoverata al Noa»

«Da due settimane non riesco a parlare con mia madre ricoverata al Noa»

L’appello della figlia di una signora no covid ricoverata in ospedale. "Penserà di essere stata abbandonata"

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MASSA. Non riesce a parlare con l’anziana mamma ricoverata al Noa da due settimane. “Non riesce a usare il cellulare e quindi non riesce a chiamarci – si sfoga una nostra concittadina –. Purtroppo manca il personale: tanti sono ammalati e non sono stato sostituiti. C’è carenza e sofferenza. Sono vicina al personale ospedaliero e capisco le difficoltà – precisa –. Il personale medico e paramedico è sotto pressione e tanti malati, alla fine, non sono seguiti a dovere, e viene meno l’importanza della comunicazione tra malati e familiari. Mia madre penserà di essere stata abbandonata non sentendoci e non vedendoci più. I pazienti no covid alle fine vivono peggio che quelli covid. Se avesse il covid me la farebbero vedere dalle 17 alle 19 con il collegamento in video chiamata. Io invece non ho diritto di vederla: perché? Sappiamo che è curata e assistita ma non possiamo vederla e nemmeno è stato attivato un canale di collegamento. Ho chiesto più volte al personale di caricare il suo cellulare e darglielo all’ora di pranzo, in modo che io possa chiamarla. Niente. Quel telefono continua ad essere muto. Non è solo un problema mio – aggiunge la donna – ma di molti ricoverati no covid, anziani, ai quali manca il contatto con la loro famiglia. Ci auspichiamo che questo problema venga affrontato. Abbiamo il diritto di vedere e sentire i nostri ammalati” .

Sulla questione interviene anche Daniele Tarantino, presidente di Confimpresa e dell’associazione Insieme: “In questa pandemia i nostri operatori sanitari hanno svolto il proprio lavoro senza sosta, confermando giorno dopo giorno, il contenuto del famoso giuramento di Ippocrate. I continui tagli e le riorganizzazioni del settore, però, stanno mettendo a dura prova il loro lavoro. Per non parlare della solitudine che vivono molti pazienti, che soprattutto in questa emergenza, rimangono soli in ospedale. A Cisanello per esempio, grazie anche al controllo degli operatori, viene data la possibilità ai familiari, di far visita a turno ai parenti ricoverati, ovviamente con dispositivi di protezione e molta prudenza. Le nuove tecnologie stanno facendo passi avanti – aggiunge –, speriamo quindi che i dirigenti delle strutture sanitarie investano, ancora di più, in supporti tecnici, al fine di accorciare quelle distanze a cui la pandemia ci ha costretti».


 

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