Il Tirreno

Case accoglienza, «famiglie stipate per ottenere i fondi»

Libero red dolce

Serinper avrebbe taciuto il raggiungimento delle quote giornaliere di ospiti massimi previste dalle legge in modo da ottenere più assegnazioni

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Se è vero quel che ipotizzano dalla procura di Massa, alla Serinper erano bravi. Bravi davvero. Tanto da far credere a tredici (13!) comuni diversi che in due case accoglienza che gestivano c’era sempre spazio. E nonostante la legge regionale fissi il tetto a cinque nuclei familiari al giorno, i limiti, secondo la procura, erano costantemente superati. Ma la gente continuava ad arrivare. Ammassata, costretta in spazi ridotti. Il tutto per ottenere fondi pubblici.

Fa impressione l’eterogeneità dei comuni che apparentemente ignari di tutto continuavano ad assegnare famiglie e minori a Serinper per quelle due strutture, una a Marina di Massa e una a Massarosa. Arrivavano da Massa, La Spezia, Pisa, Camaiore, Montecatini Terme, Viareggio, Cecina, Lucca, Livorno, Firenze, Santo Stefano Magra, Empoli e Arcola.

Lo stesso accadeva per altri quattro centri, tra Massa, Montignoso e Massarosa. Anche qui si ometteva di dichiarare il numero massimo di presenze giornaliere nelle strutture e i comuni continuavano a mandare persone. Oltre ad alcuni comuni citati si aggiunga Pontedera in questo secondo caso tra le vittime del presunto raggiro messo in atto da Serinper. Vediamo come funzionava il meccanismo.

Secondo la procura gli amministratori di Serinper - Alessio Zoppi, Tamara Pucciarelli ed Enrico Benassi, oltre al direttore delle case di accoglienza Marcello Lippi - avrebbero omesso «di adottare provvedimenti di trasferimento degli utenti in esubero presso altre strutture ricettive». Insomma, poco importava se la gente stava stipata.

Il punto non era quello. Più persone significano maggiori erogazioni e dunque mentire può comportare un vantaggio. A danno dei più debili.

C’è un passaggio tra le carte dell’inchiesta che indigna chi lo scorre leggendo di questi presunti abusi. «I servizi e i beni, gli spazi in favore degli utenti bisognosi erano ridotti rispetto a quanto previsto dalla vigente normativa, a causa del sovraffollamento.

Insomma, poco importava se questa gente, in condizioni di difficoltà, si ritrovava in situazioni anguste, proprio quelle da cui cercava di risalire. E invece di trovava in condizioni di sovraffollamento. Un meccanismo che fa perdere la fiducia del tutto nei confronti della macchina pubblica.

Il tutto per un profitto che la procura stima in 240mila euro nel primo caso. E altri 300mila per il secondo gruppo preso in considerazione dalle indagini. Se fossero confermate le accuse della procura quasi mezzo milione sulle spalle di chi resisteva con pochi soldi e tante difficoltà. Tutti soldi pubblici. —

Libero red dolce

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