Italia
«Con i nostri negozi tutti aperti la città adesso è davvero più viva»
A Massa si rialzano le serrande. «La preoccupazione è condivisa, ma bisogna guardare avanti con fiducia e speranza»
/ massa
Con il rientro in zona arancione, finalmente tutti i negozi appartenenti a quelle categorie ferme dal 13 novembre, possono riaprire la loro attività. L’inizio di domenica è stato timido, ma un po’ di movimento i negozianti lo hanno già visto, come Bruna Paoletti la titolare dell’omonima gioielleria in Largo Matteotti: «Abbiamo aperto e vediamo già che la città sta prendendo vita, ma percepisco un po’ di paura in giro. L’emozione di poter riaprire è stata forte, ma ci sono molte preoccupazioni per il futuro, per come dovremmo affrontare i prossimi mesi e se ci toccherà chiudere di nuovo. Non contesto le ragioni di chi ha deciso la chiusura per limitare i contagi, ma così a macchia di leopardo, con molti esercizi aperti secondo me non ha avuto senso». Elisa Fellini è la titolare del negozio di abbigliamento “La Dolce Vita” in via San Leonardo a Marina di Massa, è stata molto felice di vedere la mattina i clienti ad attenderla all’apertura del negozio: «Il negozio fisico, rispetto alla vendita online, ti permette di consolidare il rapporto con la clientela, conoscere maggiormente le loro esigenze e con molte, in 17 anni di attività, si sono creati rapporti di vera amicizia. Sono rimasta molto commossa dalla loro vicinanza in questo periodo di chiusura, attraverso i continui messaggi che mi mandavano e mi davano forza. Alla riapertura di maggio eravamo più speranzosi, francamente ora viviamo un po’ alla giornata perché ci aspettiamo una terza ondata. La chiusura poi ci ha penalizzato rispetto ad altri rimasti aperti, era meglio 15 giorni di lockdown totale anziché questa situazione così differenziata. I primi di novembre avevo inaugurato un nuovo punto vendita in via Cairoli e sono rimasta molto colpita per come è stato illuminato il centro storico. Ho respirato aria di festa ed è stato un buon incentivo per i commercianti. Non sono contraria all’e-commerce, se viene fatto comunque dal locale che ha anche un punto fisico nella tua città. Nell’abbigliamento è più difficile, devono venire a provare e vogliono essere consigliati». La situazione appare “grigia” anche a Matteo Fialdini, titolare di Matteo Moda in via Carducci, che con il padre Carlo (titolare di Carlo e Raffaella) gestiscono anche un banco al mercato, anch’esso rimasto fermo: «Mi sembra una ingiustizia che siano rimasti chiuse solo determinate tipologie di attività e oltretutto non abbiamo ancora novità circa il sostegno da decreti Ristori. Siamo grati ai fornitori che ci vengono incontro e ai tanti clienti fissi che ci hanno telefonato dicendo che gli siamo mancati. La gente ha voglia di contatto, di provare i vestiti perché a distanza si sentono di ordinare solo jeans e magliette. A parte il mercato siamo stati anche penalizzati tutto l’anno nel settore cerimonia, abbiamo perso anche il Black Friday che rendeva e ora anche l’abbigliamento per i cenoni e il capodanno. Cercheremo nel possibile di fare delle nostre promozioni, ma non vedo spiragli e questo 2020 è da dimenticare». Lorella Bianchini, dell’omonima boutique in via Bastione, non si è lasciata abbattere dalla chiusura: «Nonostante il fermo siamo stati sempre presenti con il nostro e-commerce e le vetrine sempre illuminate e addobbate. E’ stato il nostro messaggio di presenza e di speranza, voglia di ripartire pur adattandoci alla contingenza del periodo». Gabriella Bombarda è commessa del negozio di calzature Massimo Venè, in via Bastione, altro settore che ha subito la serrata: «La preoccupazione è condivisa tra i dipendenti, in cassa integrazione, e il titolare che deve affrontare le spese a fronte di un mancato incasso. Abbiamo appena aperto, siamo fortunati che a parte le scarpe sportive da parte dei giovani che si affidano tranquillamente all’on-line, per gli altri è necessario che passino dal negozio, provare varie scarpe per trovare quella più idonea. Per le feste ci siamo attrezzati ed addobbati come sempre, ma ho la sensazione che sarà un Natale sotto tono e la gente non ha i soldi. Dobbiamo essere fiduciosi». —
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