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Cantarelli e il Tribunale dei sentimenti
Il nuovo singolo del cantautore è un’anticipazione dell’album “Caleidoscopio”: «Scrivo quello che sento»
CARRARA
È uscito la settimana scorsa il singolo “Il tribunale dei sentimenti”, scritto e interpretato dal cantautore Renzo Cantarelli, brano che parla della tendenza dell’essere umano a somigliare piuttosto che ad essere, ad imitare piuttosto che a comportarsi in modo originale.
Il pezzo è un’anticipazione dell’album “Caleidoscopio” che sarà disponibile ad anno nuovo ed è un chiaro biglietto da visita dell’inconfondibile stile del musicista apuano. Introspezione, tematiche a sfondo sociale, passioni, amori e delusioni, diventano quindi gli ingredienti della nuova pubblicazione musicale di Cantarelli, capace di tradurre in musica le proprie esperienze ed emozioni.
La canzone “Il tribunale dei sentimenti” è poi un esempio d’alta scuola cantautorale, che rammenta a tratti la fisionomia sonora dei Vecchioni o dei De Gregori, ma che, invece, rappresenta a pieno il noto passo musicale dell’artista carrarese.
«Questo lavoro rappresenterà un riepilogo di tutto il mio viaggio musicale – ha spiegato il musicista – Al suo interno sono presenti differenze ritmiche e melodiche, dalla samba al raggaeton, passando anche dalla musica cubana, diventando così un riassunto del mio percorso artistico».
Cantarelli, poliedrico e prolifico, ha realizzato la maggior parte delle idee per questo lavoro discografico durante il primo lockdown, investendo la costrizione domiciliare in estro creativo. «Circa l’80% della scrittura delle canzoni che comporranno l’album – ha raccontato – è stato svolto durante l’isolamento per la pandemia. La pre-produzione è stata fatta a casa, dove ho uno studio, che mi ha permesso di preparare la base del lavoro. Poi, quando è stato possibile, assieme al mio produttore artistico ed esecutivo, Mirko Mangano, ci siamo trasferiti in studio, completando il tutto. Mi sono avvalso anche della collaborazione dell’arrangiatore Massimo Alibani».
Ricco di contenuti, sia come testi che come varietà del sound, la produzione discografica di Cantarelli si rivolge ad un pubblico vasto, senza limitazioni o schemi preimpostati. «Scrivo da sempre quello che sento – ha concluso il cantautore – Difficilmente faccio cose “su ordinazione” . Semplicemente, catturo emozioni e fotografo periodi della mia vita, mettendoli in musica. Questo lavoro è per lo più un viaggio introspettivo, per riguardare tutto quello che è stato il mio percorso. È un album che può rivolgersi quindi a chiunque, perché tutti possono ritrovarci storie che, magari non conoscevano, ma che possono appartenere anche a chi le ascolterà. Basti pensare che mi hanno scritto diversi ventenni, dicendomi che si sono ritrovati nella mia musica. In fondo, i sentimenti non hanno età e possono far parte di un percorso comune».
David De Filippi
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