Il Tirreno

la critica di franca leverotti 

«Perché nessuno ha mai corretto gli errori da me segnalati?»

R.M.

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Carrara

Franca Leverotti, esperta del settore cave, componente del Grig (Gruppo giuridico), ricorda in merito al regolamento in approvazione: «Annullate a inizio ‘900 dal Consiglio Comunale le poche vendite di cave, fu precisato, fin dal regolamento del podestà Bellugi, che tutte le cave appartenevano al patrimonio del Comune. Nel dopoguerra (1971), fu addirittura redatto dalle Amministrazioni di sinistra un Catasto delle cave, poi distribuito a tutti i concessionari, corredato anche della storia delle singole concessioni a partire dall’Ottocento. In tempi recenti, due signori, Franzoni e De Angeli, hanno rivendicato la proprietà di parte delle cave. Nello specifico, De Angeli si è accatastato diversi mappali, come ben sa il consigliere avv. Menchini, suo difensore. Tali rivendicazioni hanno trovato un sostegno nell’Amministrazione che, invece di togliere la concessione di fronte a tanta spudoratezza, ha incaricato …un geometra…della ricerca. Eppure, l’ufficio cave è in possesso del catasto; è in possesso di tutta la documentazione storica; è in possesso di una mia relazione in cui si mostra come, grazie a due notai di Carrara, le proprietà comunali diventano private. Perché questa ignavia degli uffici comunali? Perché - si chiede la Leverotti - non è mai stato corretto l’errore del notaio che attribuisce a Breccia Capraia l’affitto di 137.140 mq invece dell’adeguato 18.000 mq? Con la generica precisazione di “beni altri”, il Regolamento in corso di approvazione vuole forse favorire tali furbate? Perché una tale precisazione - a Carrara legata ai beni estimati - se a Massa le cave sono nostre? È quantomeno doveroso togliere questo paragrafo».

E aggiunge: «Suo malgrado, l’Amministrazione è costretta a dichiarare estinte le rendite parassitarie, data la normativa regionale. In realtà, per tre cave, Ravalunga, Piastrone I e Vittoria, ha fatto in modo che tale rendita proseguisse fino ad oggi, rinnovando impropriamente le concessioni grazie all’anticipazione di alcuni mesi rispetto alla normativa regionale, regalando peraltro una quantità monstre alla cava Piastrone I grazie ad una svista che ha trasformato i mc in tonnellate, indicati poi come mc. Ad oggi, a tutti gli effetti le rendite parassitarie (con un signore, a mo’ di esempio, che, standosene a casa, riceveva 102.000 euro nel 2010) sono queste: Ravalunga, Piastrone I e Vittoria, Piastrone III e Marianna».

E si chiede: « Dove è finito il consigliere Benedetti che, in minoranza, faceva interpellanze sulle cave, sulle mancate caducazioni e denunce (di cui ho copia) alla Corte dei Conti?», conclude Franca Leverotti.

R.M.

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