Il presidio
«Pagati anni e anni di tagli alla sanità»
Al convegno sulla pandemia l’amarezza dei medici: è mancata l’organizzazione ed è arrivata la seconda ondata
massa-carrara
Un convegno per fare il focus sulla sanità locale (ma non solo) sconvolta da questi tragici mesi legati alla pandemia.
Ad organizzare l’evento, attraverso la pagina facebook “La politica buona” (su cui il dibattito è ancora visibile), la consigliera comunale del Pd a Pontremoli, Elisabetta Sordi, doppiamente coinvolta in quanto medico, e che ha visto la partecipazione di Paolo Arrighi, medico di medicina generale, coordinatore di Lunigiana Medica, di Massimo Francini, responsabile sanità Cisl Fp, e di Serena Olivieri, logopedista.
Una chiacchierata che aveva come tema "Cosa dobbiamo imparare dalla pandemia per costruire una sanità migliore" e che quindi si interrogava su come è cambiata la sanità da febbraio ad oggi e cosa può essere fatto per “sfruttare” le difficoltà legate alla pandemia. Arrighi ha subito evidenziato il forte cambiamento che si è registrato in questi mesi con le difficoltà «che ci hanno costretto a reimpostare il nostro modo di lavorare. Abitualmente nel nostro studio di medici associati c’era sempre grande afflusso di pazienti. Abbiamo dovuto imparare a fare un lavoro completamente diverso, utilizzando le email, il contatto telefonico, i messaggi su whatsapp. E posso assicurare che lo abbiamo fatto con la passione di sempre. È stato sicuramente un lavoro meno “clinico”, ma la professionalità di tanti anni e la conoscenza della situazione clinica dei pazienti ci ha permesso di rispondere bene alle esigenze dei nostri assistiti».
Mentre sottolinea con amarezza come in questi mesi «si siano pagati i tagli alla sanità operati nel corso degli anni» e anche il fatto che «non ci sia stata una linea di indirizzo chiara. Devo lamentare una mancanza di organizzazione, soprattutto nel periodo estivo che ci ha fatto arrivare in ritardo nella seconda ondata». Anche la dottoressa Olivieri ha evidenziato come si sia «dovuta reinventare come operatore assieme ai degenti». In mezzo a tantissime problematiche, non ultima, che ad inizio pandemia «c'era una quasi assenza di dispositivi di protezione. Tanto che, in alcuni casi, abbiamo dovuto realizzare le mascherine in maniera autonoma».
Una questione del lavoro che «è stata molto difficile», conferma Francini, per gli operatori sanitari. Tanto che, racconta, «quando a settembre il Noa è stato nuovamente assegnato a reparto Covid, per qualcuno è stato uno shock, c'era quasi il terrore visto i mesi difficile che avevano sostenuto da febbraio sino a giugno». Per le "proposte per il futuro"Arrighi auspica «un aumento del livello di programmazione, uno Stato e una Regione devono sapere quali sono le proprie esigenze. E di conseguenza programmare gli accessi alle Università per inserire nel sistema sanitario gli specialisti di cui abbiamo bisogno». Dal punto di vista dei medici di famiglia «abbiamo bisogno di migliorare il livello di assistenza domiciliare. E per far questo bisogna far sì che la telemedicina, di cui tanto si parla, abbia finalmente uno sviluppo concreto». —
riccardo sordi
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