Il Tirreno

«Albiano è un paese fantasma fa più male delle mie ferite»

tiziana gori
«Albiano è un paese fantasma fa più male delle mie ferite»

Andrea Angelotti era sul furgone Bartolini rimasto appeso su uno dei tronconi del viadotto: abbiamo il diritto di sapere se ci sono responsabilità per l’accaduto

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albiano magra

«Avevo un centinaio di pacchi da consegnare. Ricordo che era una bella giornata di sole. Sì... c’era il sole, ma mi sono ritrovato a guardarlo con la faccia sull’asfalto di un ponte crollato».

Il furgone rosso del corriere Bartolini è ancora lì, sul ponte crollato. Andrea Angelotti ha visto quel ponte alzarsi davanti ai suoi occhi. Ha pensato: «Sono morto». Ma ce l’ha fatta. Domani saranno otto mesi, otto mesi di fisioterapia e incontri con lo psichiatra, otto mesi di abbracci stretti stretti del figlio («Ce l’ho sempre appiccicato»), otto mesi di lenti miglioramenti con la voglia di tornare a lavorare e l’amarezza nel vedere parte della sua terra isolata e abbandonata a se stessa. «Io e mia moglie viviamo a Bolano. Nel fine settimana andavamo a mangiare dai miei genitori, che vivono a Caprigliola. Si sentivano da anni le vibrazioni, l’hanno detto un po’ tutti. Sindaco compreso. Quando è venuta fuori quella crepa, poco più di un anno fa, Anas avrebbe potuto approfittarne per chiudere il ponte e fare qualche lavoro. Si è preferito rattoppare, come sempre in Italia».

Quella mattina, sul ponte, transitavano lui e Michele Antonelli, anche lui con un furgone rosso, della Tim. Il mezzo Tim è stato rimosso, il furgone di Andrea no: «Ha visto le foto pochi giorni fa e si è arrabbiato», racconta la moglie, Sara Manin. «È dispiaciuto perché si rende conto sempre di più che siamo in un Paese dove a nessuno importa di nessuno. Soprattutto la politica locale sembra palesemente fregarsene della situazione in cui si trovano Albiano e le zone limitrofe.

Da parte nostra siamo un po’ come il furgoncino.... sempre sul “chi va là” e con il pensiero “e poi?”».

Angelotti si è rivolto a due legali spezzini, stanno portando avanti la causa per il risarcimento con Anas. «Ma non è solo questo - spiega il 38enne corriere - Vorrei che si andasse in fondo alla cosa. Tutti abbiamo diritto di sapere chi doveva vigilare e non ha vigilato, chi eventualmente ha firmato dei fogli che attestavano una sicurezza che non c’era».

Risposte per la Lunigiana, per la “sua” terra. «Albiano Magra è rimasto chiuso al mondo, è un paese fantasma. Da Albiano si arrivava ad Aulla in 10 minuti. Ora serve quasi un’ora. Lavoro da 12 anni in Lunigiana, percorrevo quel ponte due volte al giorno. Amo il mio lavoro, dopo due mesi in casa avevo già voglia di tornare a fare consegne. Mia moglie mi guardava come se fossi stato un alieno, ma è così per chi guida».

Angelotti ha subìto un intervento chirurgico a Cisanello: «Nella concitazione di quelle ore - ricorda - qualcuno aveva messo un post su facebook in cui si diceva che ero morto in elicottero. Non era vero, ma mia moglie lo lesse mentre stava venendo a Pisa». Uno choc.

Il figlio si è tranquillizzato «solo quando mi ha visto a casa, tre giorni dopo».

«Cadendo - spiega - ho picchiato una culata (dice sorridendo così) sul sedile. In ospedale l’hanno chiamata “frattura da scoppio”. Più un lieve dislocamento della colonna vertebrale. Mi hanno operato, ho 30 grappette metalliche nella schiena. Il primo mese e mezzo l’ho passato a letto, tentando di alzarmi e stare seduto sul bordo».

Poi tanta fisioterapia: «Cinque cicli da dieci sedute ciascuno per recuperare la postura. A giorni avrò la visita del medico del lavoro. Deve dirmi se posso tornare in servizio. Una volta guarito dovrò sottopormi a un nuovo intervento per rimuovere le viti». Il recupero non è stato solo fisico: «Sono venuto a patti con l’idea di avere bisogno di un aiuto psicologico». Che si è rivelato utile. «Qualche mese fa non riuscivo a parlare dell’incidente. Non ce la facevo. L’immagine del ponte che si alzava... Con lo psichiatra ci siamo inoltrati nelle mie paure. Per molte settimane la notte non riuscivo a dormire. Adesso riesco a conviverci, a convivere con quanto accaduto».

Con la speranza di poter tornare al più presto a consegnare pacchi. A vedere la sua bellissima terra non più chiusa al mondo. —

tiziana gori

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