Il Tirreno

«Possibile causa? Le malattie polmonari»

DAVID CHIAPPUELLA

Il dottor Alberto Rutili, medico dell’ambiente, analizza la ipermortalità: «Veramente difficile individuare l’origine del fenomeno»

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MASSA-CARRARA

«Su una dozzina di medici anestesisti presenti in Lunigiana, 7 risultano positivi al Coronavirus e due sono stati ricoverati». A riferirlo è il dottor Alberto Rutili, anch’egli anestesista e referente provinciale dell’associazione Medici per l’ambiente (Isde), a cui abbiamo chiesto un parere sulle possibili cause che, da inizio novembre, hanno portato la nostra provincia ad essere una delle 11 italiane ad alto rischio per incidenza di casi e morti dovuti al Covid-19, con ben 958 positivi ogni 100mila abitanti registrati negli ultimi 14 giorni ed il più alto livello di mortalità: 159,6 morti ogni 100mila abitanti. «Dico subito che io non sono un esperto in questo campo -premette Rutili- e diventa veramente difficile individuare l’origine del fenomeno. Posso solo ribadire quello che è già è noto, ovvero che il virus si trasmette attraverso le gocce di saliva (droplet) e quindi occorre prestare la massima attenzione nei contatti tra persone».

L’esponente dell’Isde conferma anche che sul caso apuano può aver inciso negativamente la già critica situazione ambientale e sanitaria della nostra provincia, dove le bonifiche del Sin/Sir non sono state ancora effettuate e la cui popolazione presenta una chiara debolezza, caratterizzata da eccessi significativi di mortalità generale rispetto alla media regionale per tumori (stomaco, laringe, polmone, pleura, fegato, vescica), malattie del sistema circolatorio, digerente e respiratorio, più nei maschi che nelle femmine.

«Tutto questo -spiega il medico- ha sicuramente contribuito a rendere meno sana la nostra popolazione. Sappiamo infatti che nelle zone inquinate abbondano patologie come le infiammazioni polmonari croniche, che consentono al Covid di diffondersi con estrema facilità. Tuttavia, occorre anche far notare che le aree ancora contaminate si trovano soprattutto nella zona di costa, mentre la precedente ondata del virus aveva colpito soprattutto la Lunigiana, dove la popolazione è più anziana. Anche lì, però, esistono diverse discariche e vivono molte persone che hanno lavorato in ambienti insalubri, come le zone portuali».

Al dottor Rutili chiediamo anche se a Massa-Carrara potrebbe esistere una correlazione tra l’altissima diffusione del Coronavirus e gli elevati livelli di polveri sottili presenti nell’aria, come quella riscontrata in Pianura Padana da uno studio firmato da Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale (Sima) e da altri 11 ricercatori delle università di Bologna (2), Bari (5), Milano e Trieste.

«È sicuramente un aspetto che merita di essere approfondito con la massima attenzione. -risponde il medico Isde- Alla luce di ciò che sappiamo sul virus, però, possiamo affermare che esso è presente nei droplet e si diffonde attraverso contatti ravvicinati tra persone. Se fosse infetta anche l’aria che respiriamo, saremmo malati tutti, anche osservando le dovute cautele nel rapportarci agli altri. E per fortuna non è così», aggiunge il dottor Alberto Rutili.

Insomma, a Massa-Carrara si muore più che nel resto della Toscana, ma le cause non sono chiare.



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